In Perù per cambiare prospettiva

Sara, studentessa del primo anno di infermieristica ci racconta l’esperienza di missione
vissuta quest’estate nella comunità di Lima

“Il vero modo di essere felice è quello di procurare felicità agli altri”

Un biglietto, uno zaino e questa frase di Baden-Powell infilata in valigia, insieme a un po’ di coraggio e un pizzico di incoscienza. Lasciare tutto, partire sola, andare dall’altra parte del mondo non è stata una scelta semplice. Ma avevo bisogno di cambiare prospettiva, di uscire dalla mia comfort zone e di sentirmi davvero viva. 

Perché il Perù? Cercavo qualcosa che mi facesse sentire utile. Forse l’idea è nata grazie a mia mamma. Quando raccontava della missione che aveva fatto tanti anni fa, me lo spiegava con così tanta passione che mi dicevo: “Wow, se lei ne parla in questo modo, dev’essere stata davvero speciale”.  E io avevo bisogno di qualcosa di speciale. Sentivo il bisogno di quel “segno” che brilla nei suoi occhi ogni volta che ne parla. 

Sono stata accolta dalla Comunità missionaria che ha sede nella periferia sud di Lima. Qui le case sono tutte grigie, solo la facciata a volte è dipinta di un colore acceso, il resto rimane in mattoni a vista, un po’ traballanti, che ti danno la sensazione che possano crollare da un momento all’altro. Ma ho compreso presto una cosa: le case qui contano poco. La vita vera scorre in strada: tra mercati improvvisati, gente che urla per chiedere se vuoi della mazamorra (un dolce tipico peruviano), bambini che giocano a calcio o pallavolo, macchine che sfrecciano all’impazzata e moto-taxi che sembrano ignorare qualsiasi codice della strada. 

Sia in Comunità che per le strade mi son sentita avvolta da una calorosa accoglienza. I peruviani ti accolgono come se ti conoscessero da sempre. Ti stringono, ti chiedono come stai, ti parlano come a un’amica di vecchia data, quando in realtà tu sei “la bianca” che capisce la metà di quello che dicono. Eppure non mi sono mai sentita fuori posto. Anzi, mi sono sentita parte di qualcosa di più grande.

Ho lavorato nei comedor, piccole mense popolari dove donne straordinarie cucinano ogni giorno, a basso prezzo, per decine di famiglie in difficoltà. Ho aiutato nel policlinico, un piccolo ospedale che garantisce cure di base alle persone che abitano nei dintorni. 

Poi, i missionari mi hanno proposto di partecipare a una settimana di attività con altri giovani come me, nel cuore della selva amazzonica, a San Ramon. Qui ho trovato un ritmo diverso, fatto di piccoli gesti, di tempi lenti e di una serenità che noi sembriamo aver dimenticato. Là i bambini giocano ancora per strada. Niente tablet, niente schermi: solo fantasia, polvere e risate. Ti corrono incontro, ti prendono per mano e ti chiedono: “Domani torni? Giochiamo ancora?” e capisci che un pezzo del tuo cuore resterà lì per sempre

Parlando con Enith, una missionaria della Comunità, ho capito una cosa fondamentale: in Perù la fede è più forte. Le persone ne hanno bisogno per affrontare la sofferenza, perché non possono permettersi di crollare. Mi ha colpito vedere, durante le messe del sabato e della domenica, tanti giovani della mia età che partecipano, cantano, ascoltano. È stato questo uno dei motivi che mi ha aiutato a riavvicinarmi a Dio: vedere che ci sono altri. 

Non lo nego: è stata dura. Ci sono stati giorni in cui tenevo gli occhi aperti solo grazie alla forza di volontà. Ma come Pilar, un’altra missionaria, ha detto un giorno: “Ringrazio Dio di essere stanca. È un privilegio essere stanchi per una vita che abbiamo scelto noi”. E aveva ragione. Quella stanchezza, oggi, credo che sia la parte più significativa che mi porto dietro.  

Il Perù mi ha insegnato a rallentare, a guardare negli occhi le persone, ad ascoltare davvero, ad apprezzare i dettagli che spesso diamo per scontati. 

Ho compreso che la missione ha come obiettivo quello di non dimenticare l’esperienza viva di Dio, che si manifesta attraverso le persone che incontriamo. Dio desidera fare di noi delle luci capaci di illuminare il mondo. Il nostro compito è, a nostra volta, portare luce nei cuori degli altri, affinché anche loro possano diventare fari per chi li circonda. 

Sara Morri

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