Catene: non tutto ciò che lega imprigiona 

Dal 6 all’11 dicembre, 13 classi quinte del Liceo “Luosi Pico” di Mirandola hanno partecipato a un percorso di ascolto e confronto sul tema della libertà

Il progetto si è aperto il 6 dicembre con l’ascolto delle testimonianze di alcuni amici ex detenuti, che hanno condiviso con gli studenti la loro esperienza della realtà carceraria. Hanno raccontato non solo della privazione della libertà fisica, ma anche del peso delle scelte, delle responsabilità e delle possibilità di cambiamento. Accanto a loro, la testimonianza di Patrizia Atzeni, missionaria della Fraternità di Bologna e volontaria nella Casa circondariale “Rocco D’Amato” del capoluogo emiliano, ha permesso di conoscere il mondo del carcere attraverso uno sguardo capace di restituire dignità alle persone detenute. 

Dal 9 all’11 dicembre si è poi sviluppato il percorso didattico-laboratoriale, volto ad aiutare i ragazzi a rileggere quanto ascoltato e a interrogarsi sulle proprie “catene”: stereotipi, pregiudizi, paure, dinamiche di esclusione e di competizione che spesso limitano la libertà personale e quella degli altri. Attraverso lavori di gruppo e riflessioni guidate, gli studenti sono stati accompagnati a distinguere tra legami che imprigionano e legami che, invece, generano crescita, responsabilità e cura reciproca. 

Alla fine, le parole della poesia “Ti auguro la Libertà”, particolarmente apprezzate dai ragazzi, hanno accompagnato la riflessione finale, richiamando ciascuno alla libertà di pensiero, alla responsabilità personale e alla scelta di legami che non imprigionano, ma aprono alla vita. 

Il progetto “Catene: perché non tutto ciò che lega imprigiona” ha rappresentato un’importante occasione educativa per avvicinare gli studenti a una realtà spesso lontana e stereotipata come quella del carcere, offrendo strumenti per leggere in modo più consapevole le proprie scelte e il proprio ruolo nella società. 

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