L’accoglienza che accompagna giovani lavoratori stranieri verso l’autonomia abitativa a Vedrana e Bologna
Quando Adam dormiva per strada nonostante avesse un contratto di lavoro a tempo indeterminato, la sua storia raccontava un’ingiustizia silenziosa: quella di chi, pur lavorando regolarmente e contribuendo col pagamento delle tasse, è discriminato per il colore della pelle. È l’esperienza di tanti giovani stranieri che, come Fraternità di Bologna, accogliamo nelle nostre case.
Un’accoglienza nata dall’incontro
Il progetto nasce nel 2018 a Vedrana, in provincia di Bologna, con una semplice intuizione: creare uno spazio dove la convivenza tra gli ospiti e noi missionari potesse testimoniare come la diversità arricchisce. Fin dall’inizio, in un clima familiare, li abbiamo accolti e affiancati nella ricerca di un lavoro e di una casa, favorendo la loro integrazione nel territorio. Oggi, viste le crescenti difficoltà abitative, il progetto accoglie giovani lavoratori stranieri che, pur avendo un’occupazione stabile, non riescono a trovare un alloggio, non per mancanza di disponibilità economica ma per la discriminazione che subiscono.
Il progetto “Sostare” nasce nel capoluogo emiliano invece alla fine del 2023, in continuità con il servizio di strada che svolgiamo il sabato in città. Inizialmente pensato come “Piano freddo” per offrire riparo durante l’inverno, si è evoluto in una vera transizione abitativa: un tempo prezioso per cercare casa senza tornare in strada.
Quando il lavoro non basta
È significativo che, per quanto tutti quelli che accogliamo abbiano un lavoro con regolare contratto, non trovino casa. Il problema non è l’integrazione lavorativa – sei di loro hanno trovato occupazione stabile proprio grazie al progetto – ma l’accesso all’abitazione. L’accoglienza offerta prevede un accompagnamento all’autonomia che dura mediamente dai 6 ai 9 mesi.
Durante questo tempo non stiamo fermi: una decina di giovani ha avviato percorsi di formazione professionale per migliorare le proprie competenze, uno ha conseguito la laurea magistrale in Economia e sostenibilità all’Università di Bologna – una storia di cui siamo particolarmente orgogliosi – circa cinque hanno studiato e ottenuto la patente di guida, preziosa per l’autonomia e per ampliare le possibilità lavorative.
Il primo incontro avviene dopo una segnalazione dall’ASP di Bologna, che ci contatta quando il giovane ha terminato il percorso nel SAI – il Sistema di Accoglienza e Integrazione – e si trova con un lavoro ma senza casa. Facciamo un colloquio conoscitivo, mostriamo la casa, poi lasciamo una settimana di riflessione reciproca. L’ingresso definitivo avviene con una cena di benvenuto: un gesto semplice, familiare, che dice “qui sei a casa”.


Nei giorni successivi si firmano gli accordi sulla convivenza, l’ospite incontra chi di noi segue il progetto e il custode e pian piano conosce la comunità e i volontari.
Ma è l’ascolto della storia personale a orientare l’accompagnamento concreto: quali sono i bisogni immediati? Ci sono documenti da sistemare? E poi: quali sono i desideri, i sogni per il futuro? Il lavoro in rete con gli operatori e gli incontri periodici ci permettono di costruire progetti personalizzati.
Storie di rinascita
Amr è un giovane sudanese arrivato a Vedrana nel 2019 attraverso i corridoi umanitari. Nel suo Paese era studente universitario, aveva lavorato per l’UNHCR in Etiopia. Arrivare in Italia ha significato ricominciare da zero: imparare la lingua, conoscere la città, cercare lavoro. Ma il suo profondo desiderio era continuare a studiare. Grazie a una borsa di studio dell’Università di Bologna è riuscito a frequentare l’ateneo, conseguendo la laurea in Economia e sostenibilità nel 2023. Oggi lavora come custode e operatore in un progetto di accoglienza per famiglie straniere.
Ibrahima è arrivato a Vedrana nel 2022, in uscita da un progetto di accoglienza dell’Antoniano di Bologna. Il suo desiderio era avere una casa dove far arrivare sua moglie per costruire in Italia la sua famiglia. Grazie al datore di lavoro, dopo circa un anno è riuscito a ottenere un bilocale. A Natale di quest’anno è venuto a salutarci portando con sé moglie e figlio di un anno. Grato per il percorso fatto, ci ha chiesto di ringraziare insieme a lui per ciò che la vita gli sta donando.


Relazioni che trasformano
Sempre più ci rendiamo conto che instaurare con questi fratelli relazioni significative è il primo passo per aiutarli a crescere nell’autonomia.
Abbiamo imparato che non sempre dire “sì” è la scelta migliore. A volte serve mettere dei paletti, aiutare la persona a fare scelte responsabili. È un equilibrio delicato tra accoglienza e responsabilizzazione.
Le difficoltà maggiori con cui devono confrontarsi sono la burocrazia, la solitudine, la lontananza dalla famiglia, il vissuto traumatico del viaggio migratorio. È qui che una buona rete di supporto si rivela fondamentale.
Coinvolgiamo la comunità locale attraverso eventi e momenti informali: cene multiculturali, feste, incontri. L’intento è far conoscere gli ospiti come persone, al di là degli stereotipi.
I volontari sono preziosi nella ricerca di una casa, nell’insegnamento dell’italiano (è attiva una scuola in associazione con Aprimondo e i Laici Comboniani), negli accompagnamenti burocratici. Ma soprattutto chiediamo loro di fermarsi a cena, preparare qualcosa insieme: semplici momenti che creano relazioni autentiche.
Quante volte abbiamo visto persone arrivare con diffidenza e poi cambiare idea dopo una cena insieme! I momenti di convivialità hanno il potere di modificare i pregiudizi, di ampliare la conoscenza sulle problematiche migratorie e di vedere l’altro come un’opportunità.
Ma l’impatto più grande è restituire dignità a chi lavora e contribuisce alla società, riconoscere che il diritto alla casa è un diritto fondamentale, che non può dipendere dal colore della pelle o dal Paese di provenienza. E scoprire, giorno dopo giorno, che nell’accogliere l’altro anche noi veniamo accolti e trasformati. Che le nostre certezze vengono messe in discussione, che i nostri orizzonti si ampliano, che la nostra umanità si arricchisce. L’accoglienza è sempre una strada a doppio senso: chi accoglie riceve almeno quanto dona, e forse anche di più.

