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È curioso che io sia qui a preparare un incontro di formazione per i giovani che si apprestano a donarsi a Dio, assumendo i voti di povertà, castità e obbedienza. Proprio io che per molto tempo, durante gli anni dell’università, mi dichiaravo ateo ed ero così diffidente verso tutto ciò che aveva a che fare con la religione e la Chiesa… Poi ho conosciuto la Comunità e quelle messe così intense che mi hanno affascinato: i canti in lingue straniere, le condivisioni della Parola, i racconti dalle missioni, i sorrisi. Guardavo i missionari e vedevo… che si volevano bene! Anche nel modo bonario di scherzare e di prendersi in giro. Tutti diversi, uomini e donne, giovani e…meno giovani. Diversi per provenienza, accenti, colore della pelle e taglio degli occhi. Eppure, vedevo un’unica famiglia!

Perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato.

Gv 17, 21

Ecco, è proprio questo il tema che sto preparando per i giovani in formazione: “che tutti siano un sola cosa, perché il mondo creda”. L’umanità, un’unica famiglia. Siamo tutti fratelli tra noi, perché Dio è padre/madre di tutti, nessuno escluso. Semplice così. Tutti belli e preziosi agli occhi di Dio, innamorato di me, di te, di ognuno dei suoi figli. Di quelli con la pelle scura, così come di quelli con gli occhi a mandorla. Di quelli con i capelli biondi e di quelli con i capelli nerissimi e lisci.

La cosa simpatica è che darò questo tema a due fratelli mozambicani e a due sorelle peruviane che stanno vivendo il loro cammino di formazione e discernimento missionario qui in Italia. Mentre io, italiano, ho svolto tutta la mia formazione in Brasile. E, dopo 12 anni in terra brasiliana, eccomi qui in Italia, nel ruolo di formatore.

Cosa fa un formatore? Si pone accanto ai giovani che sentono la chiamata di Dio a diventare missionari. Li ascolta, li accompagna, percorre un tratto di strada al loro fianco. Cerca di aiutarli a far crescere il desiderio che è già dentro di loro: la gioia di scoprirsi amati, amabili e capaci di amare; la voglia di essere sempre più liberi, liberi per amare come Gesù ci ha amati; il desiderio di andare e dirlo a tutti, se serve anche a parole, che l’umanità è un’unica famiglia.

Mi vengono alla mente le parole di una poesia di un vescovo brasiliano, dom Helder Câmara, che un amico brasiliano ha tradotto in musica. È bella, profonda e vera. Sintetizza vari aspetti che svilupperò nell’incontro di formazione.

Missão é partir, caminhar / deixar tudo, sair de si, / quebrar a crosta do egoísmo / que nos fecha no nosso eu.

É parar de dar voltas ao redor de nós mesmos / como se fossemos o centro do mundo e da vida / É não se deixar bloquear nos problemas / do pequeno mundo a que pertencemos: /a humanidade é maior.

Missão é sempre partir / mas não é devorar quilômetros / É sobretudo, abrir-se aos outros / como irmãos.

Descobri-los e encontrá-los / e, se para encontrá-los e amá-los for preciso / atravessar os mares e voar lá nos céus, / então missão é partir: / até os confins do mundo.

Missione è partire, camminare / lasciare tutto, uscire da sé, / rompere la crosta di egoismo / che ci chiude nel nostro io.

È smetterla di girare attorno a noi stessi / come se fossimo il centro del mondo e della vita / È non lasciarsi bloccare dai problemi / del piccolo mondo al quale apparteniamo: / l’umanità è più grande.

Missione è sempre partire / ma non è divorare chilometri / È soprattutto aprirsi agli altri / come a fratelli.

Scoprirli e incontrarli / e, se per incontrarli e amarli fosse necessario / attraversare i mari e volare là nei cieli, / allora missione è partire: / fino ai confini del mondo.

Qui potete ascoltare anche voi questo testo musicato e con qualche immagine delle nostre missioni

Che forza profetica in queste parole che abbiamo appena ascoltato!

Missione è…”soprattutto aprirsi agli altri, come a fratelli”…”l’umanità è più grande.”

Queste espressioni mi ricordano ciò che, in piena pandemia, Papa Francesco ci ha detto che siamo:

“Tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda. Su questa barca…ci siamo tutti.”

Sì, siamo tutti assieme, nell’unica barca, nella casa comune, tutti fratelli, figli amati, un’unica famiglia. Sono proprio contento di poter condividere con i giovani in formazione questa verità, sentirci famiglia con ogni uomo, per sognare e costruire insieme una nuova umanità!

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