La Parrocchia “Cristo Rey”

La Parrocchia “Cristo Rey”

La nostra missione si trova nella diocesi di Texcoco, città confinante con Città del Messico. La diocesi, costituita nel 1960, ha un milione e mezzo di abitanti e 120 sacerdoti.

 

La Parrocchia di Cristo Rey, affidata alla nostra comunità, è stata fondata nel 1996 un anno prima del nostro arrivo in Messico. Conta circa 35.000 abitanti ed è suddivisa in cinque zone, ognuna con una cappella che funge da punto aggregativo e luogo per le celebrazioni. La nostra gente, come tutto il popolo messicano, è allegra, sempre pronta a “fare fiesta” e a celebrare. Solidale, generosa, anche nel poco; combattente e piena di speranza davanti alle difficoltà.

La realtà in cui operiamo è quella di una periferia urbana, dove convivono situazioni, culture e tradizioni molto diverse tra loro. La maggior parte delle persone, oltre il 60%, ha lavori informali, dipendendo del poco che ogni giorno riesce a guadagnare. Ne conseguono problematiche sociali molto forti che pesano su tante famiglie della nostra missione:

“In questo tempo di crisi, tutto è diventato più difficile: mio marito ha perso il lavoro io con quel poco che vendo sulla porta di casa, non riesco a ricavare il sufficiente neanche per mangiare tutti i giorni. Abbiamo quattro figli, e con noi vivono anche i genitori di mio marito”. Juana

Il nostro arrivo a Texcoco è stato concomitante con l’insediamento di mons. Carlos Aguilar Retes come vescovo della diocesi: ha promosso un piano pastorale di evangelizzazione e di rinnovamento, che fosse in grado di rendere la chiesa di Texcoco una “casa e una scuola di comunione”. Il processo continua tutt’ora, aumentando l’attenzione verso le persone più disagiate e povere.

Le sfide della missione

Marco Pizzato, dopo tanti anni di servizio a Texcoco, conosce bene le sfide quotidiane dell’evangelizzazione nella missione di Cristo Rey:

Lavoriamo molto nella formazione dei laici, affinché siano ‘discepoli missionari’, facendo attenzione a creare delle strutture pastorali e partecipative, promuovendo un costante impulso missionario. Non si tratta di trasmettere idee ma di fare innamorare di Dio e di conseguenza essere disponibili a donarsi nella missione che Lui affida a ciascuno: uscire da sé stessi per andare incontro ai bisogni altrui, costruire il Regno di Dio, volersi bene come fratelli e servire i poveri”.

Le Cappelle

    • Cristo Rey (El Tejocote)
    • Santa Maria Magdalena (Montecillos)
    • Santa Maria de Guadalupe (Lazzaro Cardenas)
    • San Juan Pablo II (Victor Puebla)
    • San Lorenzo (Wencheslao – Elsa cordoba)

Le celebrazioni

Il popolo messicano è il popolo delle celebrazioni! Non c’è momento della vita che non venga celebrato, ed è forte il desiderio che ogni festa cominci con la celebrazione dell’Eucaristia. Il compleanno, in particolare i tre anni dei bambini, i quindici delle adolescenti, i diciotto delle giovani. L’inizio e la fine di ogni ciclo scolastico, gli anniversari, la malattia, la morte… Si celebra dappertutto: non solo in chiesa, ma anche nelle case, nelle strade, nelle fabbriche e nei luoghi di lavoro.

Ogni momento deve far memoria di quel “primero Dios” (prima viene Dio), espressione presente costantemente sulle labbra della gente.

Il rapporto con Dio aiuta tante persone ad avere la forza per andare avanti, a lottare, ad avere fiducia in un futuro positivo:

“Padre, ieri sono andata alla chiesa di Cristo Rey, era tanto che non ci andavo. In questo tempo mi sono successe tantissime cose difficili e dolorose: mi sono allontanata molto da Dio, quanto mi mancava.

Sono stata lì, davanti al tabernacolo: quanta pace ho sperimentato, quanta consolazione. Il tempo è volato e sono ritornata a casa con una nuova forza. Adesso sono qui perché desidero confessarmi e fare la comunione”. Carmen

Una parrocchia, quattro caratteristiche

Non è semplice condensare in poche righe un’esperienza così ricca come l’accompagnamento di una comunità cristiana. Ci sono però alcuni aggettivi che meglio di altre parole dicono caratteristiche importanti della parrocchia Cristo Rey. Una comunità cristiana:

Discepola, che pone al centro l’ascolto del suo Maestro attraverso la creazione delle piccole comunità di base, dove i cristiani si ritrovano e camminano nella fede. Qui si è sposata la dinamica del “vedere, giudicare e agire” che ha portato la Chiesa messicana, in tantissimi momenti, a testimoniare con il martirio la sua fedeltà al Vangelo.

Missionaria, che non può rimanere chiusa nel suo recinto o nella sacramentalità, tentazioni sempre così presenti, che deve uscire, che sente l’urgenza di condividere il dono della fede che ha ricevuto.

Scuola di comunione, dove si impara! Nel cammino a volte difficile di superare le diversità, i campanilismi, il sentirsi meno o inadeguati e del volerci sempre al centro dell’attenzione. Che grazia lo scoprire, che ogni impegno pastorale, ogni attività, ogni uscita missionaria è servita per diventare un po’ più fratelli fra di noi.

Casa di comunione, chiesa ministeriale dove, attraverso i servizi affidati a ciascuno, si vive da figli e non da servi, e da fratelli che si amano. Luogo dove l’unità, il volersi bene è la cosa più importante. Casa di tutti, in cui si vede la santità nel quotidiano in azione, come nel caso di Bertha. È la nostra “infermiera di strada”, membro della pastorale sociale, quotidianamente attenta a chi, a causa della miseria, non ha la possibilità di comprar una medicina, di vedersi misurata la pressione o di farsi una iniezione:

“Quando sono arrivata a Texcoco non avevo niente, solo una piccola pensione frutto di tanti anni come infermiera in ospedale. Mio marito mi aveva lasciata con i nostri tre figli e con que poco che avevo ero riuscita a dare l’acconto per il terreno che ospitava la mia stanzetta fatta di mattoni con il tetto di lamiera. Nel quartiere non c’era acqua potabile, né corrente, nè fognatura. L’ascolto e l’accoglienza delle prime missionarie mi ha aiutato ad uscire dalla mia disperazione, in loro ho incontrato una nuova famiglia e riscoperto la mia identità di figlia di Dio. Questo mi ha dato la forza nel mettere da parte i miei problemi e di mettere a servizio degli altri i miei doni e la mia sensibilità verso chi soffre”. Bertha

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