La Parrocchia “La Trinidad”

La Parrocchia “La Trinidad”

Quando siamo arrivati a Lima, l’11 gennaio 1986, l’arcivescovo Mons. Juan Landázuri Ricketts ci ha affidato la parrocchia “La Trinidad” situata nella periferia sud di Lima, nei comuni di Villa Maria del Triunfo e San Juan de Miraflores.

 

La Parrocchia è stata eretta con decreto ufficiale qualche mese dopo, il 9 giugno 1986. Precedentemente, i Padri Vincenziani, che avevano la cura pastorale della zona, avevano iniziato a costruire alcune cappelle. La zona, infatti, si stava popolando rapidamente poiché numerose persone migravano dalle zone montagnose del Paese (anche a causa del terrorismo di Sendero Luminoso), cercando un futuro migliore a Lima. La gente invadeva i terreni pubblici e piantava delle stuoie come riparo. Pian piano ogni famiglia cercava di costruirsi una casetta, prima con materiali molto poveri, poi con mattoni.

Erano presenti nel territorio anche delle suore domenicane che seguivano la catechesi e un piccolo dispensario medico e alcuni sacerdoti da Lima si recavano nella zona per dare una mano.

La nostra comunità ha assunto l’accompagnamento pastorale della zona camminando con la gente, radunando le persone, realizzando le strutture necessarie per favorire lo sviluppo sociale e religioso della missione. Le persone hanno accolto con grande affetto i missionari, contente di avere finalmente la possibilità di fare un cammino di fede, ritrovarsi a pregare, costruire relazioni fraterne, vivere l’esperienza della comunità cristiana che cammina con la guida di pastori che vivono stabilmente nel quartiere.

Attualmente la Parrocchia è suddivisa in 4 zone pastorali e ognuna ha almeno un luogo per le celebrazioni liturgiche:

  • La Trinidad: è la chiesa principale (quartiere Mariano Melgar)
  • Sagrado Corazón de Jesús (quartiere Micaela Bastidas)
  • Virgen de Chapi (quartiere Villa Jardín)
  • Santa Rosa de Lima (quartiere Villa Jardín)
  • Nuestra Señora de la Solidaridad (quartiere Villa Solidaridad)
  • Cruz de la Solidaridad (quartiere Villa Solidaridad)
  • María Misionera (quartiere Repubblica Democratica Tedesca)
  • Virgen Inmaculada (quartiere 20 maggio)
  • María Misionera (quartiere Repubblica Democratica Tedesca)
  • Virgen Inmaculada (quartiere 20 maggio)

P. Antonio Urru racconta:

“Senza strutture dove le persone potessero incontrarsi, senza una cappella che rendesse visibile la presenza della Chiesa, non sarebbe stato facile iniziare un processo di evangelizzazione. Abbiamo lavorato con le persone. Alcuni missionari partecipavano spesso alle assemblee cittadine per riuscire ad avere dei terreni per costruire le cappelle.

Il rapporto con la gente è stato molto importante. Abbiamo capito che prima di costruire strutture dovevamo imparare ad assumere la loro mentalità, discutere i problemi con loro. La nostra mentalità occidentale ha dovuto inculturarsi. Dovevamo essere molto pazienti: spesso non siamo riusciti a costruire rapidamente ciò che era stato pianificato perché i tempi delle persone non erano i nostri. Senza il loro coinvolgimento e la loro partecipazione diretta, ogni progetto sarebbe stato destinato al fallimento”.

In un contesto sociale difficile e di povertà, uno degli obiettivi sin da subito è stato il prestare cura ai bambini e alle loro famiglie.

La catechesi familiare ci ha permesso di riunire tante famiglie e far loro sperimentare l’appartenenza alla Chiesa. La pastorale con i giovani è stata abbastanza efficace, qui si osserva con quanta facilità i giovani si “evangelizzano” a vicenda, cosa che non avviene nelle altre fasce d’età. Attraverso la catechesi della Cresima è stato possibile avvicinare un buon numero di giovani, e fare con loro un percorso di crescita personale ed ecclesiale, approfittando del loro desiderio di amicizia per invitarli a unirsi o ad avviare un gruppo.

La Comunità cristiana

Vista la vastità della missione e la crescita della criminalità che impedisce alle persone di spostarsi da un quartiere all’altro, soprattutto di notte, si è deciso di decentralizzare sempre più le attività pastorali, promuovendo attività più a livello zonale e riducendo le attività centralizzate.

Alle cappelle è stata data maggiore autonomia nella loro organizzazione e nel loro sviluppo pastorale. In autonomia operano anche le aree pastorali, catechesi, ministero sociale, liturgia, pastorale familiare, ecc. Ciò ha consentito uno sviluppo dell’assunzione responsabile di diversi laici.

La sfida più grande è sempre quella del formare leaders di comunità, persone persone che abbiano la capacità, il tempo e la disponibilità per accompagnare un’area pastorale, trovare catechisti disponibili e coerenti nella loro esperienza di fede.

Le persone chiedono soprattutto di essere accompagnate nel cammino di fede, alla preparazione e celebrazione dei sacramenti, alla catechesi, nel capire la Parola di Dio. Molto evidente è anche la necessità di vicinanza umana e spirituale nel cammino delle famiglie e delle diverse categorie di persone, soprattutto giovani e bambini. Molti chiedono anche aiuto per essere autentici e coerenti nella vita cristiana. Da parte nostra, abbiamo anche sempre percepito la necessità di contribuire a creare coesione sociale tra queste persone che provengono da diverse parti del Paese e che a causa del terrorismo hanno vissuto nella diffidenza e nel sospetto verso gli estranei.

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