Imparare l’accoglienza

La Piccola Comunità Missionaria zonale della Valsabbia in visita ad una famiglia di profughi siriani per crescere nella prossimità e nell’accoglienza

Il tema dell’accoglienza è stato al centro della riflessione dell’ultimo incontro vissuto nella sede di Lonato del Garda lo scorso 26 settembre con le Piccole Comunità Missionarie zonali (PCMz), gruppi di famiglie legate alla Comunità Missionaria di Villaregia che si ritrovano nelle case per condividere momenti di preghiera e di formazione missionaria.

Per la PCMz “Rugiada” della Valsabbia il tema ha suscitato il desiderio di dare seguito alla riflessione con un’azione concreta.

 

Ecco cosa ci raccontano al riguardo Silvia e Giambattista Crescini, coppia referente di questo gruppo:

“Dato che l’accoglienza non è mai facile, ma va sempre e continuamente esercitata, abbiamo pensato di accettare la sfida di avvicinarci a qualcuno culturalmente diverso da noi e mettere in discussione le nostre certezze e comodità.

Sentiamo il bisogno di educarci a uno sguardo benevolo e non giudicante, che si possa ripercuotere positivamente sui nostri familiari e su tutti quelli che incontriamo nelle situazioni più normali, al lavoro, nella comunità cristiana, nel giro di conoscenze.

Con queste motivazioni domenica 17 ottobre, insieme a una rappresentanza della PCMz “Rugiada”, siamo andati a Caravaggio (in provincia di Bergamo) in visita a una famiglia di 6 persone fuggite dalla Siria e arrivate in Italia a inizio 2020, dopo aver vissuto in un campo profughi in Libano.

Abbiamo ascoltato il racconto di Roberto, Pinuccia, Elona e Elisa, volontari del posto che, a partire dal loro desiderio di aiutare persone in difficoltà, hanno collaborato con associazioni presenti sul territorio (Caritas, Scout, Acli, gruppo parrocchiale, ecc.) inserendosi nel progetto dell’associazione Papa Giovanni XXIII, nato per dare accoglienza ai migranti che arrivano attraverso i corridoi umanitari promossi dalla Comunità di Sant’Egidio.

Grazie a questo progetto lo scorso anno Omar, Shifaz e i loro 4 figli hanno trovato l’accoglienza premurosa di una comunità che si è presa cura del loro inserimento fino a far nascere in loro un forte legame di affetto e di fiducia, che ha contribuito ad alleviare il dolore di aver dovuto lasciare il proprio paese martoriato dalla guerra.

Siamo rimasti particolarmente colpiti dai figli, 2 femmine e 2 maschi dai 7 ai 16 anni, che parlano già un ottimo italiano e si sentono molto a loro agio, segno di quanto l’integrazione sia più facile di quello che crediamo. Ci ha sorpreso anche la loro gratitudine, la voglia di comunicare e la gioia fraterna che si è creata tra tutti noi con molta semplicità, complici anche gli ottimi dolci siriani che hanno favorito un clima di serena amicizia!

Non sappiamo ancora se per noi maturerà un’occasione di praticare l’ospitalità e l’accoglienza con queste modalità, ma abbiamo ricevuto una bella testimonianza della carità del Vangelo incarnata nella vita quotidiana”.

 

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