Raccontare la Missione

Padre Paolo Motta in visita alla Comunità di Lonato del Garda condivide la sua esperienza di missione in Burkina Faso

p. Paolo Motta e p. Marco Salin – 25° anniversario di ordinazione
Da pochi giorni p. Paolo Motta è ripartito per la Comunità Missionaria di Ouagadougou, capitale del Burkina Faso, dove si trova da 4 anni.
Ultimamente era tornato in Italia per visitare la sua famiglia, gli amici e per ritrovare i missionari nelle comunità di Villaregia e di Lonato.
Abbiamo condiviso con p. Paolo la gioia di celebrare 25 anni di Ordinazione Sacerdotale ringraziando con lui il Signore per il dono speciale di essere sacerdote nella Comunità e per la Comunità.
Sono stati preziosi i racconti della missione che p. Paolo ha condiviso e che hanno permesso di “vedere” attraverso i suoi occhi la vita di una Comunità che in questi anni si è sempre più inserita tra la gente, sentendosi parte di un popolo con cui condivide sofferenze e speranze.
Una comunità che ha la gioia di vedere crescere il coinvolgimento dei laici nella vita ecclesiale e nelle attività di promozione sociale: alfabetizzazione, sostegno alimentare, formazione professionale.
La vita germoglia con forza nonostante sia sottoposta a tante minacce esterne.
Negli ultimi anni il Burkina Faso ha registrato una crescita di attacchi terroristici ai confini con il Mali.

Chiediamo a p. Paolo di aggiornarci su questa situazione.
“Il Burkina Faso – col Mali e il Niger – è nella fascia del corridoio più controllata dal terrorismo che sta mettendo le mani sulle miniere d’oro, almeno quelle meno sfruttate, mentre i più grandi giacimenti sono nelle mani delle multinazionali. Così i terroristi imperversano. La povertà è il loro terreno di coltura dal quale trarre manovalanza giovanile. Lo stato non riesce a tenere sotto controllo la situazione.
La gente scappa dai villaggi delle zone di confine, ripiega verso il centro del Paese, verso aree più sicure, verso le città: ciò inevitabilmente impoverisce ulteriormente le campagne, diminuiscono le produzioni alimentari e la crisi aumenta. C’è quindi una stretta relazione tra terrorismo, crisi alimentare, crisi ambientale e sfollamenti.
Il Covid ha peggiorato la situazione, non tanto dal punto di vista sanitario, visto che i contagi sono molto limitati, quanto dal punto di vista economico: i prezzi dei prodotti importati sono cresciuti tantissimo, troppo per un Paese già molto povero.
Il fenomeno migratorio è la conseguenza di questa situazione ed è controllato dalle mafie e dal terrorismo.
I giovani vengono adescati con promesse di lavoro e di viaggio sicuri. Ma quando si accorgono di essere stati imbrogliati è troppo tardi per sottrarsi ai continui ricatti e non possono più tornare indietro.
Queste sono le situazioni che feriscono la gente del Burkina Faso.
Tuttavia, ciò che non cessa di stupirmi è il senso di speranza proprio di queste popolazioni. Noi europei siamo abituati ad avere tante cose, ma ci manca quel loro sguardo inesauribile di speranza.
È proprio una questione di sguardo, di modo di concepire la vita: l’Africa è il continente della vita, non ho alcun dubbio”.

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