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Estamos juntos!

“Siamo insieme” è un’espressione di congedo tra i cristiani della nostra missione di Maputo, in Mozambico, perché nel Signore non siamo soli, ma uniti

Nell’immaginario comune, Africa è sinonimo di animali esotici, che normalmente in Italia incontriamo allo zoo, di pericoli e rischi, di caldo intenso e malaria.

Non posso negare che alcune di queste cose sono vere anche qui in Mozambico, stato a sud-est del continente africano, dove sono arrivata lo scorso 18 ottobre. Sono stata accolta da acquazzoni, con tuoni, fulmini e pioggia intensa, che dura per alcuni giorni.
Anche qui il cambio climatico si fa sentire e, come possiamo intuire, le conseguenze sono ancora più tragiche a causa della povertà in cui versa la maggior parte delle persone: case che in realtà sono baracche, tetti in lamiera, strade di sabbia che diventano piscine difficili da attraversare, tanti venditori sulle strade che in quei giorni non possono lavorare.

Ho piacere però di condividere aspetti meno conosciuti del pezzetto di Africa in cui vivo, perché il Mozambico, anche se grande quasi 3 volte l’Italia, è solo uno dei 54 Stati del continente. Da quando sono arrivata, l’aspetto predominante è stato l’incontro con tanti bambini e giovani: l’età media del quartiere in cui vivo è di 19 anni (il 50% della popolazione mozambicana ha da 0 a 15 anni e un altro 40% da 15 a 45). Realtà che si percepisce non solamente camminando per strada, ma che possiamo apprezzare anche nelle nostre cappelle. La parrocchia è enorme, sia per estensione che per numero di fedeli e tante chiese sono strutture realizzate con alcuni pali di legno e un tetto di lamiera, ma al di là di questa precarietà ho potuto da subito immergermi in una Chiesa giovane e ricca di vitalità.

Un popolo gioioso

I mozambicani amano il canto e la danza, quindi le messe non possono mai durare solo 30 minuti; nelle celebrazioni più solenni ci sono danze per la liturgia della Parola, di offertorio, di ringraziamento… A volte mi è capitato in Italia di partecipare a delle messe in cui i partecipanti sovente guardavano l’orologio con il desiderio che terminasse in fretta, qui è normale che la celebrazione duri due o tre ore. Nessuno, però, ha premura di andare a casa perché quello spazio è uno spazio di preghiera, di incontro con Dio, di festa, uno spazio di famiglia per socialità.
Molti dei canti non sono in portoghese, che è la lingua ufficiale, ma in ronga o shangana, due tra le lingue locali più usate in questa zona e quindi è bello che le persone possano esprimersi e pregare nella lingua che più facilmente li mette in comunicazione con il Signore.

Il ruolo dei laici

Sabato scorso è stata organizzata una missione di evangelizzazione in una zona della parrocchia: una cinquantina di laici, a coppie, visitavano le famiglie per invitarle a vivere un momento di preghiera. Uno degli aspetti che mi ha colpito è che questi laici, giovani e adulti, sono stati contentissimi di vivere questa esperienza, nonostante la fatica di camminare sotto il sole e sulla sabbia, di rinunciare a una giornata di riposo dopo giorni di intenso lavoro ed erano davvero protagonisti dell’evangelizzazione. Nel percorso ho camminato a fianco di un gruppo di adolescenti, i quali raccontavano che a scuola venivano provocati dai compagni perché lasciassero la religione cattolica, invece loro dicevano che non l’avrebbero mai fatto! Sono rimasta sbalordita da ragazzi che parlassero di fede con tale convinzione.

Allora ecco che acquista significato l’espressione “Estamos juntos”, che accompagna ogni saluto, perché nel Signore non siamo soli, ma siamo insieme. La vita di fede è vita di comunità, di persone che s’impegnano a camminare insieme avendo la Sua presenza al centro, come sperimentarono i discepoli di Emmaus.

Le sfide sono tantissime perché la povertà è tanta, ma nessuno può toglierci la speranza, sostenuta dalla fede nella Sua Presenza. Questo “estamos juntos” desidero dirlo anch’io a voi tutti che mi avete inviato. Qui non sono sola e, come Comunità, non siamo soli, ma voi tutti siete con noi e sappiamo che senza di voi non potremmo essere qui.
Kanimambo! (grazie, in lingua ronga).

Felicia Romano

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