I vescovi del Sud globale lanciano un appello storico per salvare il pianeta e i suoi abitanti più vulnerabili
La COP 30, conferenza mondiale sulla crisi climatica, si svolge in piena Amazzonia. Un simbolo di un ecosistema che dà vita al pianeta intero ed è minacciato dalla deforestazione che giorno dopo giorno ne mette in pericolo la sussistenza.
In questa occasione, i vescovi del “Sud del mondo”, cioè di Africa, Asia, America Latina e Caraibi hanno prodotto uno storico documento, che non ha precedenti sia per il fatto di far coincidere il punto di vista dei tre continenti tra loro diversissimi, sia per la forza con cui la dottrina sociale della Chiesa si attualizza.
Il riscaldamento colpisce chi è già fragile
Ispirati dall’enciclica Laudato Si’ di Papa Francesco, i vescovi chiedono un cambiamento profondo nel modo in cui affrontiamo la crisi climatica:
“È tempo di una vera conversione ecologica”
Evidenziano che i dieci anni dall’Accordo di Parigi non hanno risposto con l’urgenza necessaria. Il riscaldamento globale ha superato 1,5°C e le sue conseguenze si abbattono soprattutto nei Paesi del Sud globale e tra le generazioni più giovani. La crisi climatica non è solo un problema tecnico, ma una questione di giustizia, dignità e cura della casa comune.
Il capitalismo “verde”, la tecnocrazia e l’estrattivismo continuano a sfruttare persone e risorse. Mentre le proposte sono coraggiose:
- Equità: i Paesi ricchi devono riconoscere il loro debito ecologico e finanziare in modo equo la risposta climatica.
- Giustizia: promuovere la decrescita economica, l’eliminazione dei combustibili fossili e il coinvolgimento delle comunità più colpite.
- Protezione: difendere i popoli indigeni, le donne, i giovani e gli ecosistemi, riconoscendo anche la migrazione climatica come tema di diritti umani.
Dal canto suo, la Chiesa si impegna a fare la sua parte e lancia alcuni inviti specifici per mettere il bene comune sopra il profitto, per affrontare insieme la crisi climatica e costruire un futuro sostenibile per tutti.
Come missionari, vogliamo raccogliere questo grido profetico e tradurlo in impegno concreto per la cura della casa comune.
Cosa possiamo fare
Questo appello ci interpella come comunità cristiana e ci invita a:
- Pregare per la custodia del creato e per i popoli più colpiti dalla crisi climatica
- Informarci leggendo il documento integrale delle conferenze episcopali
- Agire adottando stili di vita più sostenibili e rispettosi del pianeta
- Sensibilizzare le nostre comunità sull’urgenza della conversione ecologica
In quest’anno giubilare, la COP30 di Belém è stata definita da qualcuno “la COP della speranza”. Molte questioni tecniche sfuggono alla comprensione dei non addetti ai lavori. Ma il desiderio è quello che si arrivi a un salto di qualità, che permetta di andare oltre lo storico accordo di Parigi di 10 anni fa per tracciare le linee di un futuro più vivibile.
Se non si vince insieme, anche i pochi privilegiati che potranno trarre profitto da questa situazione di squilibrio prima o poi si sentiranno “mancare la terra sotto i piedi”. Perché non c’è elastico che a forza d’essere tirato non si rompa.
E per quanto ci riguarda, qualsiasi siano le decisioni dei “grandi”, noi non cesseremo il nostro impegno di dare ascolto al grido della terra e al grido dei poveri.
P. Paolo Motta per la Commissione di ecologia integrale
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