Dal Giubileo biblico ai nuovi martiri di oggi: una speranza che si traduce in liberazione, giustizia e custodia del creato
Cosa ci rimane dopo la fine del Giubileo?
Un anno segnato da molti eventi, che hanno riunito diverse categorie della Chiesa e della società. Tra questi, sono rimasto particolarmente colpito dalla serie di celebrazioni che si è svolta nel mese di settembre: il Giubileo dei nuovi martiri, della consolazione e degli operatori di giustizia.
Papa Francesco aveva indetto l’Anno Santo con una bolla che invitava a trasformare la speranza in gesti concreti. Papa Leone, in questi tre eventi, ha voluto celebrare coloro che hanno lavorato per questa trasformazione, pagandola sulla propria pelle, fino a dare la vita.
Fin dalla Bibbia, il Giubileo è un profondo invito a trasformare il mondo, ristabilendo il giusto ordine nelle relazioni. Ogni sette anni si lasciava riposare la terra; ogni cinquanta si annullavano i debiti e si aboliva ogni forma di schiavitù (Lv 25).
Non è accettabile che chi è ricco diventi sempre più ricco e chi è povero resti incatenato per tutta la vita, anzi oltre la propria vita, per generazioni e generazioni. Giubileo è spezzare catene, è restituire dignità.
Anche la terra, nel Giubileo biblico, ha diritto al suo riposo. È un modo per spezzare la catena di sfruttamento incontrollato che subisce, a danno di coloro che la sfruttano, ma ancor più di chi, a loro volta, viene sfruttato.
Se il Giubileo ci invita a ristabilire il rapporto con il Signore che ci ha dato la vita, sarebbe profondamente falso farlo escludendo i fratelli e le sorelle che Lui stesso ci ha donato, come pure ogni altra creatura.
Ce li ha dati perché “non è bene che l’uomo sia solo” (Gen 2,18) e perché dobbiamo esserne custodi: “Il Signore Dio prese l’uomo e lo pose nel giardino di Eden perché lo coltivasse e lo custodisse” (Gen 2,15).
All’opposto, Caino, dopo il fratricidio, afferma: “Sono forse io il custode di mio fratello?” (Gen 4,9).
Custodire persone e creature, ristabilire relazioni spezzate, liberare relazioni incatenate.
Non c’è Giubileo senza liberazione, non c’è speranza senza azione.
Ripenso ai nuovi martiri che papa Leone ha ricordato in quel Giubileo.
Suor Dorothy Stang, missionaria uccisa in Brasile perché lottava per i diritti delle popolazioni autoctone. Si opponeva a chi si appropriava delle loro terre per distruggere la foresta e trasformarla in allevamenti intensivi. “È stata un esempio di come mettere in pratica l’enciclica Laudato si’ di Papa Francesco: ecco perché era una persona scomoda…”.
Ripenso anche ad Abish Masih, bambino pakistano ucciso a dieci anni insieme ad altre quindici persone in un attentato contro una chiesa cattolica. Sul suo quaderno aveva scritto: “Making the world a better place”, “rendere il mondo un posto migliore”.
Nel sogno di questo bambino, speranza e azione si uniscono.
Nella vita donata di questa suora, liberare i poveri e liberare la terra erano un tutt’uno.
È questa l’eredità che il Giubileo ci consegna, e che non vorrei lasciarmi sfuggire.
Paolo Motta
Commissione Ecologia Integrale


