«I poveri li avete sempre con voi»

Per la Giornata mondiale dei poveri, papa Francesco fa un appello a intervenire con un approccio nuovo perché i poveri, anche a causa della pandemia, sono aumentati: occorre cambiare stili di vita”

È preso da un versetto del Vangelo di Marco (Mc 14,7) il titolo del messaggio di Papa Francesco per la Giornata Mondiale dei Poveri che si celebra domenica 14 novembre. Una giornata fortemente voluta da Papa Francesco per sollecitare la Chiesa e i fedeli a “uscire” per incontrare la povertà nelle varie accezioni in cui nel mondo moderno si manifestano e tendere la mano verso chi è più bisognoso.

Venerdì 12 novembre, nella Basilica di Santa Maria degli Angeli di Assisi, il papa ha incontrato 500 poveri provenienti da diverse parti dell’Europa, trascorrendo con loro un momento di ascolto e preghiera.

Nel cuore della Chiesa

L’esperienza del pranzo coi poveri è stata fatta già nel 2018 e quest’anno, pur con le dovute limitazioni dovute alla pandemia ancora in atto, si tornerà a festeggiare in presenza proprio nella città del santo di Assisi, del santo dei poveri.

Si tratta dunque di un appuntamento ricco di significato che si colloca nel magistero fatto di gesti ed opere tipico di papa Francesco, segno del suo uscire per incontrare le povertà e tendere la sua mano. Perché i poveri sono nel cuore del Papa, sono nel cuore della Chiesa.

La predilezione pastorale verso i poveri è stara evidente fin dall’inizio del pontificato di papa Bergoglio, ma, ci appare ancora più evidente in questo tempo post-pandemico. Più volte il pontefice ha espresso la propria preoccupazione per le vite dei più fragili, doppiamente vittime del virus.

Tra i poveri prediletti dal ci sono i migranti, specialmente quelli che fuggono dalle guerre, ed è molto significativo il fatto che nel prossimo mese di dicembre il pontefice tornerà sull’isola greca di Lesbo, dove migliaia di persone vivono una snervante attesa nei campi profughi aspettando di vedersi riconosciuta la propria domanda di accoglienza in Europa.

 

Un nuovo paradigma

Nel Messaggio per la Giornata, oltre al costante richiamo al legame stretto che esiste tra la persona di Cristo e quella dei poveri, cogliamo un appello ai cristiani e ai governi di tutto il mondo a intervenire con urgenza e in modo nuovo perché i poveri, anche a causa della pandemia, “sono aumentati a dismisura”. Occorre cambiare stili di vita, perché è l’egoismo che provoca la povertà.

Occorre avere il coraggio di coinvolgersiin una condivisione di vita che non ammette deleghe. I poveri non sono persone ‘esterne’ alla comunità, ma fratelli e sorelle con cui condividere la sofferenza, per alleviare il loro disagio e l’emarginazione, perché venga loro restituita la dignità perduta e assicurata l’inclusione sociale necessaria. D’altronde, si sa che un gesto di beneficenza presuppone un benefattore e un beneficato, mentre la condivisione genera fratellanza. L’elemosina è occasionale; la condivisione invece è duratura. La prima rischia di gratificare chi la compie e di umiliare chi la riceve; la seconda rafforza la solidarietà e pone le premesse necessarie per raggiungere la giustizia”.

Occorre cambiare mentalità e fare la “scelta di non accumulare tesori sulla terra, che danno l’illusione di una sicurezza in realtà fragile ed effimera. Al contrario, richiede la disponibilità a liberarsi da ogni vincolo che impedisce di raggiungere la vera felicità e beatitudine, per riconoscere ciò che è duraturo e non può essere distrutto da niente e nessuno (cfr Mt 6,19-20)”.

Occorre superare l’individualismo che scarica sui poveri la responsabilità della loro situazione, come se fosse frutto del destino, e dare vita a “processi di sviluppo in cui si valorizzano le capacità di tutti, perché la complementarità delle competenze e la diversità dei ruoli porti a una risorsa comune di partecipazione … I poveri non possono essere solo coloro che ricevono; devono essere messi nella condizione di poter dare, perché sanno bene come corrispondere. Quanti esempi di condivisione sono sotto i nostri occhi! I poveri ci insegnano spesso la solidarietà e la condivisione. È vero, sono persone a cui manca qualcosa, spesso manca loro molto e perfino il necessario, ma non mancano di tutto, perché conservano la dignità di figli di Dio che niente e nessuno può loro togliere”

Occorre un nuovo approccio alle povertà, “una progettualità creativa che consenta di accrescere la libertà effettiva di poter realizzare l’esistenza con le capacità proprie di ogni persona”.

Troppo spesso dei poveri se ne parla in astratto, come fossero numeri e statistiche, mentre occorre contrastare la cultura dell’indifferenza e dell’ingiustizia con cui ci si pone nei confronti dei poveri, perché “i poveri si abbracciano, non si contano” (don Primo Mazzolari).

Carla Volterrani

Leggi il discorso del papa ad Assisi

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