Nel mondo, dove c’è apertura alla vita, fiorisce anche la fiducia. Un richiamo missionario alla dignità, alla responsabilità e alla custodia della creazione
L’11 luglio è la giornata mondiale della popolazione. Come missionari che vivono in contesti molto diversi del globo, constatiamo un’evidenza: la vita è viva, vivace, vitale. Detto in altro modo: quando ci troviamo in mezzo a popoli aperti alla vita respiriamo speranza, quando ci troviamo in paesi che sembrano aver rinunciato a procreare e in calo demografico, sentiamo molta più sfiducia e rassegnazione.
Certamente ci si può preoccupare per il fatto che il pianeta non ha una capacità illimitata di ospitare essere umani, specialmente se si vuole assicurare loro una vita considerata dignitosa. Ma spesso si cade in alcune trappole e luoghi comuni, come quello di credere che certi popoli sono poveri a causa del loro elevato tasso di fecondità, o che bisogna limitare le nascite nel mondo per salvare il pianeta dall’eccessivo sfruttamento. Si dimentica così che il problema risiede piuttosto nel fatto che “una minoranza si crede in diritto di consumare in una proporzione che sarebbe impossibile generalizzare, perché il pianeta non potrebbe nemmeno contenere i rifiuti di un simile consumo” (Laudato Si’ 50).
A questo proposito è molto interessante riprendere i rapporti di questi ultimi anni del Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione (Unfpa). Nella mentalità comune e nelle politiche di molti governi permangono dei “miti” come quello che nascono troppe persone, che avere figli è irresponsabile in un mondo di catastrofi climatiche o quello che dobbiamo stabilizzare i livelli della popolazione o controllare i tassi di fertilità.
In realtà, dice l’Unfpa, il vero problema sta nel consentire alle persone di fare scelte libere e responsabili, garantendo condizioni di salute e assistenza sanitaria e prospettive per il futuro che permettano di affrontare la procreazione senza angosce e pressioni, che si accumulano generalmente sui più deboli. Ed è proprio questa la triste constatazione che noi missionari facciamo di persona in vari paesi del mondo, dove vediamo madri e neonati rischiare la vita a causa del parto.
Il rapporto Unfpa presentato il 10 giugno 2025, conclude: “Creiamo insieme le condizioni necessarie affinché le persone che aspirano profondamente a conoscere le gioie e le soddisfazioni della genitorialità possano avere il numero di figli desiderato, affinché ritrovino la speranza in un futuro migliore, dove le loro scelte saranno sostenute e i loro diritti protetti, e in un mondo dove i loro figli e le generazioni future possano prosperare”.
Garantire a ogni persona di poter esercitare la responsabilità, nella procreazione o verso la creazione, è la strada migliore che possiamo percorrere insieme.
P. Paolo Motta per la Commissione ecologia integrale


