Presentazione del libro “Le acrobazie degli invisibili” a Lucca

Venerdì 9 settembre Annamaria Amarante presenterà il suo libro all’interno di “Fare Spazio”, la convention annuale di Spazio Spadoni

L’incontro si terrà presso il convento di San Cerbone, in provincia di Lucca, alle ore 19.00 e sarà possibile seguire la presentazione via web, tramite Zoom.

“Le acrobazie degli invisibili” è in libreria da giugno, edito da EMI, Editrice Missionaria Italiana. L’abbiamo incontrata a Vedrana, in provincia di Bologna, dove Annamaria ci ha parlato di come è nata l’idea di scrivere le storie delle persone incontrate in Costa d’Avorio

Nel libro gli invisibili hanno il nome di Clémence, Stéphanie, Cédric, Eba, Joseph e altri, di cui attraverso le tue pagine abbiamo imparato a conoscerne le storie. Ma dove si possono trovare e che volto hanno queste persone?

Non è facile definire gli invisibili. Li trovi ovunque, in ogni città, quartiere, in ogni angolo di mondo, ma la loro caratteristica è proprio quella di non riuscire a definirli. Sono uomini, donne, bambini di cui non ti accorgi. La loro esistenza semplicemente non pesa, è trasparente, non disturba nessuno. E proprio per questo sono i primi a essere dimenticati nelle scelte importanti, quelle che decidono la sorte dei popoli, le direzioni dello sviluppo.
Nonostante le apparenze, però, il popolo degli invisibili esiste e porta avanti la vita con una speranza testarda, a prova delle ingiustizie e delle umiliazioni che la miseria offre loro ogni giorno. Per questo nel mio libro si parla di acrobazie; nonostante agli invisibili manchi spesso sotto i piedi qualsiasi appiglio sicuro – dalla casa al cibo quotidiano, fino alla possibilità di curarsi -, loro non demordono, non rinunciano alla vita, ma continuano a infilare un passo dietro l’altro, sulla corda della precarietà, credendo alla possibilità di approdare a un domani più sicuro.

Nel sottotitolo del libro li definisci “uomini e donne immensamente amati”. Da chi?

In primo luogo, da Dio Padre che da sempre si posiziona dalla parte degli ultimi, li conosce personalmente e si immedesima con loro al punto da inviare suo Figlio nel mondo come ultimo tra gli ultimi, nato in periferia e profugo sin dai suoi primi giorni di vita. Per Dio non ci sono invisibili, ma solo figli amati, desiderati e cercati con affetto e tenerezza infinita. Immensamente amati anche da tanti missionari e missionarie che vivendo in mezzo a loro ne condividono le lotte e le acrobazie quotidiane sino a sentirsi parte della stessa famiglia. E tra di loro ci sono anch’io…sì, anche io posso dire di aver immensamente amato questo popolo, come si ama un figlio, quel tipo di amore che a volte rende il fiato corto per la preoccupazione e altre volte ti trafigge il cuore. Ma è un amore che riempie la vita e centuplica le forze e che non cambierei con alcun altro amore.

Come è avvenuto l’incontro con i protagonisti del libro?

Negli anni che ho potuto trascorrere a Yopougon, in Costa d’Avorio, dove ha sede una delle prime missioni della Comunità di Villaregia, ho vissuto centinaia di incontri. Alcuni solo per lo spazio di qualche minuto, mentre altri sono durati a lungo e continuano anche oggi, nonostante la distanza. Ogni incontro è unico e costringe a una scelta di fondo: o rimani distante, facendoti scudo con la tua pelle diversa, con i tuoi pregiudizi e il tuo status anche religioso oppure accetti di farti attraversare dall’altro e dalla sua storia. Sapendo che potrebbe anche travolgerti, toglierti il sonno e scombussolarti i piani e le priorità.

Ad esempio?

Ricordo l’incontro con Jean, qualche giorno dopo il Natale. Era una giornata piena di impegni e di appuntamenti, ma salendo le scale del centro medico della missione mi si è presentata davanti una giovanissima ragazza con in braccio un fagottino, il suo bambino nato da un paio di giorni, Jean. Dormiva beato e sereno in braccio alla sua mamma, inconsapevole del fatto che il suo venire al mondo aveva scatenato un mare di guai. Il padre, un giovanotto spiantato, aveva tagliato la corda appena saputo della gravidanza e la mamma era stata ripudiata dalla sua famiglia a causa di questo disonore. Mamma e figlio vivevano in una casetta di legno in uno dei quartieri più poveri della zona…non c’è latte a sufficienza, non c’è un lenzuolo, non c’è niente del minimo che ci vuole per accogliere in sicurezza una vita che inizia.

Nello spazio di un istante mi afferra lo sconforto immaginando la portata degli ostacoli che Jean e la sua giovane mamma avrebbero dovuto affrontare. Ma è durato un attimo. Poi ho guardato Jean e mi è sembrato una meraviglia di Dio, l’espressione più autentica della potenza della vita capace di spuntarla pur in mezzo a mille avversità.  E nel giro di pochi minuti ho potuto assistere alle acrobazie della carità africana impastata di Vangelo: con l’aiuto dei volontari della parrocchia abbiamo trovato lenzuola, pannolini e una casa disponibile ad accogliere questa famiglia invisibile.

Come si coniuga il servizio nel sociale con l’evangelizzazione?

Mi sono chiesta spesso cosa significhi il verbo “evangelizzare” e oggi non saprei tradurlo altrimenti se non come portare il Vangelo, la buona notizia di un Dio che è Padre e che ama ogni uomo, ogni donna di un amore unico e invincibile. Un Dio che vede anche e soprattutto gli invisibili. Un Dio così non si può presentare solo a parole, ma ha bisogno di gesti concreti, di prossimità, di prendersi cura dell’altro e della sua fame, della sua sete, del suo bisogno di riconoscimento e di dignità. Il linguaggio dell’amore gratuito e della cura entra dappertutto, riscalda i cuori e dà speranza a chi si sente abbandonato da tutti e nel tempo produce frutti di cambiamento anche strutturale. Questo è già il Vangelo in azione, come lievito in mezzo alla massa.


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La presentazione del libro si terrà venerdì 9 settembre alle 19. Segui la diretta su Zoom tramite questo link

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