Un blocco di ghiaccio, la carezza del Papa e un richiamo alla conversione ecologica: il messaggio di Leone XIV a conclusione del Tempo del Creato
Castelgandolfo. Siamo almeno in cinquecento venuti da ogni parte del mondo a riempire la grande sala del Centro Mariapoli. A sorpresa mi chiamano per andare nel corridoio dietro il palco: sono stato scelto con un’altra decina di persone per il baciamano del papa. Emozione, confusione, in quei pochi secondi in cui stringo la mano a Leone XIV dico chi sono, da dove vengo e cosa faccio. Fa un cenno con la testa, chissà se la parola Villaregia richiama qualcosa alla sua mente.
E poi si entra in sala.
Il ghiaccio come testimone silenzioso
In primo piano sul palco c’è una scultura bianca. No. È un pezzo di ghiaccio vero. Un blocco di iceberg alla deriva, che con l’aumento della temperatura degli oceani si è staccato dai ghiacci artici per raggiungere latitudini più basse, è stato pescato e portato in questa sala, testimone silenzioso della crisi planetaria, in cui sotto l’effetto serra, l’inquinamento e la perdita di biodiversità si scioglie ogni giorno un po’ di possibilità di vita, soprattutto per la specie umana.
Interviene Arnold Schwarzenegger, che come governatore della California ha portato la quota delle energie rinnovabili dal 15 al 70% in qualche anno, nonostante la netta opposizione del governo federale.
“Non preoccupatevi se le autorità non vi sostengono, andate avanti, cominciate a eliminare tutto ciò che emette gas pericolosi, installate energia rinnovabile, proponete leggi… i fatti vi daranno ragione. Ed evitate di consumare prodotti importati quando il vostro paese ne può produrre: tutto questo è inquinamento”!
Invito globale alla COP30
Viene poi il turno di Marina Silva, ministro brasiliano per l’ambiente e il cambiamento climatico, che invita il papa alla COP30 che si terrà tra un mese a Belèm, sotto lo scroscio di applausi dei presenti.


Leone XIV e l’ecologia integrale
E poi interviene Leone XIV. Un discorso semplice, per sottolineare l’importanza della Laudato Si’, che aveva evidenziato “sfide oggi ancora più attuali di 10 anni fa” e temi che sono diventati divisivi perché “non sono mancate le persone che hanno cercato di minimizzare i sempre più evidenti segni del cambiamento climatico, di porre in ridicolo chi parla di riscaldamento globale e persino di incolpare i poveri di ciò che più degli altri essi subiscono”. “Che ciascuno di noi possa crescere in queste quattro direzioni: con Dio, con gli altri, con la natura e con sé stesso, in un atteggiamento costante di conversione. L’ecologia integrale vive di tutte queste dimensioni”. Conclude poi con un’inquietante domanda: “Dio ci chiederà se abbiamo coltivato e custodito bene questo mondo che Egli ha creato, a beneficio di tutti e delle generazioni future, e se ci siamo presi cura dei nostri fratelli e sorelle. Allora, che cosa risponderemo?”
Poi si avvicina al blocco di ghiaccio, lo tocca come per accarezzare la sofferenza del pianeta. Nella foto il papa appare come se benedicesse quel ghiaccio. In pochi minuti, l’immagine fa il giro del mondo e diventa un simbolo di contraddizione per il suo stesso paese d’origine, dove è tanto forte la negazione di tutto ciò che l’enciclica propone.
Papa Francesco con Laudato Si’ ha rivoluzionato certe prospettive, trasformando l’attenzione all’ecologia da settore di nicchia a orizzonte di conversione necessaria per ogni cristiano. Questa conferenza “Aumentare la speranza” ne ha voluto celebrare i dieci anni. Che quest’anno giubilare ci conceda di continuare a sperare – e quindi a impegnarci – per un futuro in cui la vita non sia minacciata.
p. Paolo Motta


