Testimoni della Parola

La vitalità di una chiesa giovane fa i conti con la mancanza di strutture e la necessità di proporre un cammino che assicuri radici stabili al percorso di fede

Zimpeto, quartiere alla periferia nord-occidentale di Maputo. È qui che si estende la parrocchia affidata alla nostra Comunità. È un quartiere popolare, con strade in terra rossa e in pieno processo di urbanizzazione. La parrocchia Santissima Trinità è nata con l’arrivo della Comunità e attualmente è composta da tredici cappelle e più di 70 comunità di base. Le principali sfide pastorali che abbiamo incontrato al nostro arrivo sono state quelle di costruire parrocchia-comunità su un territorio di quasi 150 chilometri quadrati, accompagnare il cammino di fede secondo la cultura e la tradizione locale e far crescere il popolo di Dio nella testimonianza della fede e nel servizio ai più poveri.

La Chiesa mozambicana ha uno stile di cammino, maturato durante tre assemblee di pastorale nazionale, in cui i cristiani si sono definiti Chiesa familiare e ministeriale. A partire da questi orientamenti, negli anni 90, in varie diocesi è nata l’esperienza dei “nuclei”, ovvero delle piccole comunità ecclesiali di base. I nuclei sono gruppi di famiglie cristiane, sparsi in tutto territorio parrocchiale, dove coppie, giovani, bambini e anziani rafforzano insieme la propria fede. Una volta alla settimana si ritrovano per meditare e condividere la Parola di Dio della domenica successiva e approfondire qualche tematica o problematica di attualità. Le piccole comunità ecclesiali sono un segno della presenza della Chiesa in mezzo alla gente, per offrire attenzione e cura alle varie tappe della vita: dai bambini che nascono, alle persone che soffrono e muoiono.

Abbiamo subito capito che il modo più bello ed efficace per annunciare il Vangelo era accompagnare con dedizione questa esperienza di Chiesa locale che riesce ad avvicinare i lontani e a vivere la fede in uno spirito di famiglia.

Nel nucleo la famiglia vive tanti momenti importanti e le fasi del proprio catecumenato. Nella celebrazione del proprio matrimonio la coppia coinvolge il nucleo che prepara la celebrazione. Lo stesso succede nei funerali, che nelle culture africane durano vari giorni: il nucleo ha il compito di accompagnare e consolare la famiglia attraverso i momenti di preghiera.

Anche la Caritas parrocchiale agisce attraverso i nuclei, primi protagonisti nel servizio ai più bisognosi. Ogni piccola comunità infatti, impara ad accogliere tutti, ad interessarsi dei malati e disagiati, a donare il tempo per andarli a visitare. Attraverso questo canale abbiamo conosciuto per esempio il caso di una anziana che dopo un periodo di forti piogge aveva perso la casa fatta di stuoie. Con l’aiuto del nucleo e tramite la Caritas parrocchiale siamo riusciti a costruirle una piccola dimora.

Ma l’espressione più significativa dei nuclei è la gioia di camminare insieme col desiderio e l’impegno di essere un solo Corpo. Ogni celebrazione parrocchiale diventa strumento di condivisione e di testimonianza e rafforza in ogni fedele la decisione di mettersi a disposizione nei vari servizi presenti in parrocchia, dal catechismo alla liturgia, dalla famiglia ai giovani e bambini, dall’amministrazione alla carità. Non possiamo non ringraziare per la fedeltà di Dio che ci ha inviato in mezzo a questo popolo. Abbiamo condiviso tanto ma abbiamo imparato molto di più. Nella Chiesa le piccole comunità ecclesiali di base sono un segno di speranza e canale di amore verso tutti.

In questo tempo di pandemia, il covid ha provocato tanta sofferenza, perché la malattia ha fatto molte vittime dirette e perché ha generato più povertà. Da un momento all’altro molte persone sono rimaste senza lavoro, ma la rete creata da noi missionari e dai nostri parrocchiani ci ha permesso di aiutare più di 200 famiglie in difficoltà. Un nostro collaboratore si è espresso così:

Questo è un momento difficile per tutti ma Dio ci sta accompagnando, voi ci avete insegnato che siamo tutti fratelli e sorelle della stessa famiglia di Dio. Sento che non possiamo chiudere gli occhi davanti ai bambini che piangono per fame e agli anziani che vivono da soli questa pandemia. Non abbiamo molto ma sappiamo che con il Signore il nostro poco è sempre molto, andiamo avanti insieme”.

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