Il grido della terra: lotta ai cambiamenti climatici

Disegno realizzato da alcuni studenti per esprimere il concetto di cambiamento climatico

Abbiamo incontrato i giovani a scuola per un progetto sulla lotta ai cambiamenti climatici, un’opportunità per saperne di più e contrastare questo fenomeno

Una delle attività più interessanti e intelligenti realizzate a scuola finora: così si è espresso un giovane studente dell’Istituto Tecnico Dionigi Scano di Monserrato (CA). Un’affermazione che dà soddisfazione alle missionarie, Felicia e Camila, della Comunità Missionaria di Villaregia per lo sviluppo, e al professor Francesco Stancampiano che hanno accompagnato, nelle prime settimane di febbraio, circa 100 studenti nell’affrontare un tema fortemente attuale, come quello dei cambiamenti climatici.

La scelta del Ministero dell’Istruzione di reinserire nel programma scolastico l’insegnamento dell’educazione civica offre la possibilità ai missionari, che da anni si impegnano in percorsi di Educazione alla cittadinanza Globale (ECG) nelle scuole di ogni ordine e grado, e membri della Green Community, di presentare tematiche legate allo sviluppo sostenibile. Perché è proprio di questo che si parla In un mondo in cui tutto è connesso il grido della terra, quello dell’uomo e tra questi più forte il grido dei poveri è una cosa sola.

Il progetto dal titolo “Il grido della terra: lotta ai cambiamenti climatici” è stato sviluppato nell’arco di quattro ore in ognuna delle nove classi scelte dal prof. Stancampiano per questo intervento. Felicia e Camila hanno aiutato i giovani a prendere coscienza del cambio climatico, attraverso dinamiche di gruppo e approfondimenti. L’obiettivo è stato far prendere coscienza agli studenti che l’essere umano sta consumando in modo smisurato le risorse della terra. Questa constatazione viene sottolineata costantemente dagli scienziati, anche grazie a un indicatore come l’Overshoot day, ossia il giorno del sorpasso che arretra ogni anno con costanza. Non abbiamo più a disposizione le risorse per continuare a vivere al ritmo consumistico di oggi.

Uno studente durante la dinamica dell’Overshoot day

Gli studenti hanno poi potuto conoscere i nove punti di non ritorno presentati dal Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (IPCC), cioè quei luoghi che non saranno mai più come prima, vedi la foresta amazzonica, lo scioglimento del permafrost, del ghiaccio della Groenlandia.

Le missionarie hanno presentato la situazione difficile che vive la popolazione del Burkina Faso, dove la comunità missionaria ha una sede. Questo popolo deve sopportare per dieci mesi all’anno temperature in continuo aumento, tra i 40° e 50°, e poi piogge torrenziali due mesi all’anno che distruggono campi e portano via gli animali di allevamento, le precarie abitazioni e tutto ciò che fiumi di fango incontrano sul cammino.

Questa fotografia non è però priva di vie di uscita e risoluzione perché i capi di Stato hanno incominciato a prestare attenzione a queste problematiche, con la stesura dell’Agenda 2030, in cui sono impegnati al raggiungimento di 17 obiettivi.

Ma le soluzioni non stanno solo nei piani alti e, citando il proverbio africano Un elefante si mangia un boccone alla volta, Camila e Felicia hanno invitato i giovani a individuare nella raccolta differenziata una possibilità per affrontare una problematica così grande che sembra superare le nostre possibilità e farci semplicemente affermare “non c’è nulla da fare, siamo rovinati“, come uno degli studenti ha detto. Allora insieme ci si è cimentati nella realizzazione di cestini per ogni tipologia di rifiuto per una corretta differenziazione, che saranno un invito costante a non buttare i rifiuti a caso ma differenziarli, perché ne va del benessere del pianeta e di ciascuno di noi.

Realizzazione dei cestini per la raccolta differenziata

Non ci resta che augurare a ogni studente che faccia tesoro di quanto ricevuto! Un grazie speciale ai docenti e al dirigente scolastico, che hanno offerto ai giovani questa possibilità accogliendo i missionari. Alla prossima!

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