Servire Dio nei fratelli

Francesca Sarritzu

Francesca, in partenza per la missione di Ouagà, condivide la sua testimonianza di vita e i suoi desideri per questa nuova tappa

Mi chiamo Francesca Sarritzu, appartengo alla Comunità Missionaria di Villaregia e mi preparo per raggiungere la missione di Ouagadougou, capitale del Burkina Faso, in Africa. Parto con il desidero di mettermi in ascolto di un popolo che non conosco e con semplicità mi unisco alla comunità, che da diversi anni lavora lì, con il desiderio profondo di servire Dio nei fratelli. Credo che questo sia il filo rosso che lega la mia esperienza di missionaria.

Ho vissuto una prima esperienza di missione in Costa d’Avorio, a Yopougon, una delle periferie della capitale Abidjan. Siamo arrivati per la prima volta in terra africana come comunità e ci siamo messi a servizio delle necessità e dei bisogni immediati che i fratelli ci hanno presentato. Mi ricordo ancora le prime fasi della missione: le persone che chiedevano aiuto per poter acquistare i medicinali per curare la malaria, le malattie intestinali e la nostra risposta nell’apertura di una piccola infermeria che nel tempo si è sviluppata, ed è diventata un dispensario che attualmente offre tanti servizi specialistici. Ricordo i lavori per la costruzione della chiesa centrale, le tettoie per le cappelle perché le celebrazioni avvenivano sotto il sole o sotto la pioggia. La richiesta di adulti, giovani di iscriversi ai corsi di catechesi per poter essere battezzati. Ricordo la gioia di chi ha ricevuto il battesimo in età adulta.

Per me è stata una esperienza molto ricca, soprattutto di relazioni. Ho vissuto a Yopougon diversi anni quindi ho potuto lavorare con varie categorie di persone, soprattutto con le coppie che desideravano intraprendere un cammino cristiano, frequentando i corsi di preparazione al matrimonio. Ho apprezzato l’accoglienza di questo popolo, la gioia e la ricerca di Dio, del Dio vero, che libera dalla schiavitù di tradizioni, dai feticci, dalle credenze che non aiutano a vivere. Ho visto un popolo che cerca il bene, che prega, che si rivolge a Dio con naturalezza e che mi ha insegnato tanta semplicità.

Al mio rientro dalla missione mi sono inserita nella comunità di Nola in provincia di Napoli, anche questa è stata per me una tappa importante nel continuare il servizio a Dio nei fratelli. In particolare ho lavorato nella pastorale di prossimità, con i senza fissa dimora di Nola, con persone molto semplici e problematiche che abbiamo accompagnato e che continuiamo ad accompagnare, conoscendone la storia, le fatiche e seguendone le necessità. Vari di loro sono morti di stenti e li ricordo sempre con affetto … sono i nostri angeli.

Sempre a Nola ho svolto il servizio di assistente volontaria nel carcere di Poggioreale a Napoli, ed è stato un dono grande. Una frase mi ha dato luce in questi anni: “dai diamanti non nasce nulla, dal letame nascono i fiori”. Ogni incontro, con questi fratelli detenuti mi ha arricchito, mi ha permesso di entrare in una sofferenza profonda, in sentimenti repressi ma presenti, in desideri di cambiamento, di ricerca, di pentimento, di sfiducia e di fiducia …. E in quel bene, presente in ogni persona, anche se lo sbaglio ha prevalso, sento di aver incontrato, in quella fiammella, una piccola speranza, da tenere accesa, la Presenza di Dio! Percorrendo i lunghi corridoi delle varie carceri dove sono stata, sento di aver registrato nella memoria quei rumori fortissimi, di porte di acciaio che sbattono dietro di te e di entrare in luoghi sacri, dove la sofferenza regna sovrana, per cui non c’è più niente da giudicare ma solo da ascoltare e alleviare per quanto è possibile.

Anche in questi mesi in Sardegna ho potuto vivere la prossimità verso i fratelli che sono in carcere a Uta. Ho conosciuto un giovane papà che è in carcere per reati commessi quando era adolescente, per furto di auto. Sta scontando il passato, è stato arrestato quando aveva cambiato vita, aveva un lavoro, una compagna e un bambino che ora sta crescendo senza la figura del padre. Quando gli ho chiesto cosa faceva delle auto rubate, mi ha spiegato che lui veramente rubava la batteria per portarla a casa, per poter avere un po’ di energia elettrica perché aveva una sorellina di pochi mesi e nel buio, alla sera, la mamma era in difficoltà. Per problemi tra genitori, il padre era andato via di casa e aveva lasciato la madre con i bambini senza sostentamento e non pagando le bollette era stata tolta la corrente elettrica. La pena che deve scontare è comunque sempre per furto di auto!

Ho seguito vari percorsi di detenuti che ora sono liberi e hanno ripreso la vita normalmente, hanno trovato lavoro e si sono reinseriti nella società. Ultimamente, quando ho spiegato al telefono a un detenuto ai domiciliari a Napoli, che partivo per la missione, sono rimasta sorpresa quando mi ha detto che anche lui vuole collaborare e può fare degli sforzi, anche fumare meno o non fumare, per poter rispondere ai bisogni della missione.

Come dicevo il filo rosso della mia vita è il servizio a Dio nei fratelli. Con questa fiducia nel Signore, desidero partire, per continuare a servirlo con i missionari della comunità di Ouagadougou.

Carissima Francesca grazie per la tua condivisione, ti accompagniamo con il nostro affetto e la nostra preghiera perchè possa continuare a servire Dio nei fratelli con gioia e generosità.


Scopri come sostenere la partenza di Francesca e i progetti che i missionari stanno promuovendo.

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