convertirsi

Convertirsi allo stupore

“Non ricordate più le cose passate, non pensate più alle cose antiche!
Ecco, io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?
Aprirò anche nel deserto una strada, immetterò fiumi nella steppa” (Isaia 43,18-19)

Abbiamo mai pensato alla conversione in un modo diverso a quello a cui siamo abituati? Magari, in questo tempo di Quaresima, il vero ritorno a Dio potrebbe essere la capacità di lasciarsi sorprendere e stupire?

Potremmo scegliere, infatti, non solo un elenco di rinunce, ma di convertirci allo stupore, per imparare a riconoscere i segni della Presenza di Dio, lì dove Dio non si è arreso quando noi ci siamo arresi: “Ecco, Io faccio una cosa nuova!”.

Nel profeta Isaia, Dio sta parlando ad un popolo che è in esilio, stanco, sfiduciato, deluso, tentato di restare ripiegato sul passato, di rileggere la propria storia solo alla luce dei fallimenti. Così non riesce a riconoscere i segni di novità e di vita: “proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?”.

Dio dice “proprio ora germoglia”: non domani, ma nel presente, oggi, mentre camminiamo nel deserto e nella fragilità di un piccolo germoglio. La novità, la vita, è già in atto: il rischio è di non riconoscerla, perché i nostri occhi sono fissi sul passato, sulle nostre ferite.

Così potremmo smettere di fermarci a guardare il deserto solo come luogo di aridità e di morte, ma guardalo anche come luogo dove germoglia la vita. Non luogo di solitudine, ma di incontro con Dio; non di prova, ma di intimità e prossimità con Dio. Non luogo di silenzio, ma dove ascoltare la Sua Parola: nella lingua ebraica, infatti, la parola deserto “midbar” condivide la stessa radice della parola “dabar”.

Aprirò anche nel deserto una strada, immetterò fiumi nella steppa”: proprio il deserto, lì dove non ci sono vie, si trasforma nello spazio dove Dio apre strade inattese e, nella steppa, luogo di arsura, fa sgorgare fiumi di acqua.

Il deserto non scompare, ma si trasforma: lì scopriamo che non siamo soli, perché Dio stesso sta attraversando il deserto, sta camminando con noi e sta tracciando una strada; è Lui con la Sua Presenza che viene a dissetarci e a dare senso alla nostra vita.

Convertirsi allo stupore significa riconoscere la Sua Presenza, ma anche condividerla: ugualmente noi siamo chiamati a camminare accanto ad altri, farci prossimi e attraversare il deserto di tanti nostri fratelli e sorelle, di chi vive il vuoto della solitudine, l’arsura dell’indifferenza, di chi si sente scartato, escluso, abbandonato.

Noi possiamo trasformare il deserto da luogo dell’anonimato, luogo dove l’altro non è riconosciuto nella sua dignità umana, in luogo della prossimità e dell’incontro, chiamando l’altro con il suo nome.

Se Dio apre una strada nel deserto, noi possiamo diventare compagnia per chi si sente perso. Se immette fiumi nella steppa, noi possiamo condividere acqua con chi ha sete di senso. Se fa germogliare qualcosa di nuovo, noi possiamo essere custodi del germoglio di vita degli altri: “Ecco, Io faccio una cosa nuova!”.

Maria Rosaria Cirella e Fiore Sepe

Condividi questo contenuto!

Facebook
WhatsApp
LinkedIn