digiuno

Digiuno, per fare spazio all’Altro

6Non è piuttosto questo il digiuno che voglio: sciogliere le catene inique, togliere i legami del giogo,
rimandare liberi gli oppressi e spezzare ogni giogo?
7Non consiste forse nel dividere il pane con l’affamato, nell’introdurre in casa i miseri, senza tetto,
nel vestire uno che vedi nudo, senza trascurare i tuoi parenti?
8Allora la tua luce sorgerà come l’aurora, la tua ferita si rimarginerà presto.
Davanti a te camminerà la tua giustizia, la gloria del Signore ti seguirà.
9Allora invocherai e il Signore ti risponderà, implorerai aiuto ed egli dirà: “Eccomi!”.
Se toglierai di mezzo a te l’oppressione, il puntare il dito e il parlare empio,
10se aprirai il tuo cuore all’affamato, se sazierai l’afflitto di cuore,
allora brillerà fra le tenebre la tua luce, la tua tenebra sarà come il meriggio.
11Ti guiderà sempre il Signore, ti sazierà in terreni aridi,
rinvigorirà le tue ossa; sarai come un giardino irrigato
e come una sorgente le cui acque non inaridiscono
(Isaia 58,6-11)

La Quaresima è un tempo in cui il Signore ci invita a ritornare all’essenziale, attraverso gesti concreti.

Il profeta Isaia, nel capitolo 58, ci offre una delle pagine più illuminanti: non parla di privazioni, ma di liberazione; non di sacrifici esteriori, ma di relazioni guarite, di fare, quindi, spazio a Dio e all’altro, e riportare alla nostra attenzione che “Non di solo pane vive l’uomo…”.

Il cuore del messaggio profetico di Isaia si condensa in una domanda che Dio pone al suo popolo: «Non è forse questo il digiuno che io voglio/che io scelgo?».

Il profeta elenca azioni concrete nella loro forza dirompente: sciogliere le catene, dividere il pane, vestire il nudo, non ignorare i propri parenti. Non si può dire di avere fame di Dio se si chiude lo stomaco e il cuore davanti alla fame del prossimo.

Digiunare significa rompere ciò che opprime: dentro di noi e attorno a noi. Significa lasciarsi toccare dalla sofferenza dell’altro, fino a farsene carico. Il digiuno autentico non è un vuoto, ma un pieno. Non è sottrarre, ma condividere. Non è chiudersi, ma aprirsi. Il digiuno che libera apre un varco alla Presenza di Dio. Quando spezziamo i gioghi, Dio spezza le nostre solitudini. Quando apriamo la porta al povero, Dio apre la sua porta a noi. Il digiuno, vissuto così, non svuota: nutre. Non indebolisce: fortifica. Non inaridisce: fa fiorire.

Il brano di Isaia ci fa una promessa sbalorditiva: se aprirai il cuore all’affamato, allora «il Signore ti sazierà in terreni aridi» (Isaia 58,11). È il paradosso della fede: quando svuoti te stesso per nutrire l’altro, Dio riempie te. Saziarsi di Dio non accade nell’isolamento, ma nella relazione. Quando diventiamo “prossimo”, la nostra vita diventa come un «giardino irrigato».

Quando facciamo spazio all’altro, la nostra “tenebra diventa come il meriggio”. Non è uno sforzo, ma l’abbandono fiducioso nelle mani di Colui che, nel deserto, ci sussurra: “Eccomi!”.

Che questa Quaresima ci trovi capaci di un digiuno che non pesa, ma libera; che non svuota, ma riempie; che non chiude, ma apre. Un digiuno che fa spazio all’altro, e così fa spazio a Dio.

Maria Rosaria Cirella e Fiore Sepe

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