amore

Il digiuno, scuola d’amore

Non solo rinuncia, ma libertà e amore: nella Quaresima il digiuno diventa spazio per Dio e attenzione concreta verso gli altri

Il digiuno è uno dei “pilastri” del cammino quaresimale, ma cosa pensiamo quando ascoltiamo questa parola? Probabilmente il nostro immaginario ci rimanda immediatamente alla rinuncia, al “togliere” qualcosa, al sacrificio… Nella logica del Vangelo, però, il digiuno non è mai una semplice privazione: è un cammino di libertà che apre il cuore, è una scuola d’amore. Un modo per ricordarci che siamo fatti per Dio, che la nostra fame più profonda è la Sua Parola, che «non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio» (Mt 4,4).

Il digiuno, allora, non è un esercizio di volontà fine a sé stesso: è uno spazio che si crea perché Dio possa rinnovarci. Ed è per questo che, già nei primi secoli della Chiesa, San Giovanni Crisostomo ammoniva con forza: «a cosa serve non mangiare carne se divori tuo fratello?»

Nella vita quotidiana, questo si traduce in gesti semplici e spesso nascosti. Sta digiunando la mamma che dà l’ultima patatina al figlio, e anche quella che mangia ciò che il figlio rifiuta per non sprecare nulla.

È digiuno spegnere lo smartphone per ascoltare davvero chi abbiamo davanti; trattenere una parola dura, scegliere la mitezza, rinunciare a un pettegolezzo.

È digiuno anche fare un passo indietro in una discussione, lasciare il posto a sedere a una persona più stanca, non voler avere l’ultima parola, o dedicare del tempo a qualcuno quando preferiremmo riposare.

Ogni piccola rinuncia fatta per amore allena il cuore a ciò che conta, e fa sì che la rinuncia non diventi un “no” ma un “sì” più grande.

Digiunare significa dire con tutta la nostra vita: «Signore, ho fame di Te!».

In questa Quaresima, allora, non chiediamoci soltanto a cosa posso rinunciare, ma soprattutto a chi possiamo fare più spazio. È lì che il digiuno diventa preghiera, carità, gioia profonda. È lì che comincia la Pasqua.

p. Valerio D’Eliseo

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