Spazio di resurrezione

Non mortificazione, ma libertà, ascolto e carità: il digiuno quaresimale come arte dell’amore che prepara alla gioia della Pasqua

Quaresima è tempo di digiuno. Ma non di quello delle costose diete dimagranti, così di moda nella nostra epoca dell’apparire. Il digiuno in parola è un mezzo, un linguaggio, uno strumento di relazione con Dio, con gli altri, con noi stessi.
Comprenderne a pieno il senso può aiutare a tradurlo poi in scelta più consapevole.

Digiuno come libertà, non costrizione.
Il digiuno che vogliamo vivere non è solo l’astensione dal cibo; né tanto meno un esercizio di mortificazione. È altro e molto di più. È un atto di libertà: mi distacco da ciò che mi trattiene o mi impedisce, perché voglio ritrovare il centro.
Nel deserto Gesù rifiuta la tentazione di trasformare le pietre in pane, indicando che la fame profonda dell’uomo è la fame di senso, che può essere soddisfatta solo con il nutrimento spirituale della Parola di Dio. In effetti è un atto di liberazione personale, che apre alla liberazione degli altri:

“Spezzare le catene della malvagità… condividere il pane con l’affamato”

Digiuno, quindi, come ascolto: fare spazio alla Parola
È privarsi di qualcosa per potere ascoltare meglio. Il digiuno dalle parole eccessive o inutili, dalle polemiche, dalle distrazioni… crea, infatti, un “silenzio ospitale”, che rende… disponibile il cuore; diventa un’ascesi dell’orecchio: meno rumore, più Vangelo.
Nel Discorso della Montagna Gesù ce lo insegna: il digiuno gradito al Padre «che vede nel segreto» non cerca l’approvazione degli uomini, ma l’intimità con Dio (Mt 6,18).

Digiuno come carità: la faccia luminosa dell’Amore
Il digiuno senza carità non è quello cristiano: Dio gradisce un digiuno che libera gli oppressi, riveste chi è nudo, offre casa al forestiero (Is 58,6-7).
Potremmo dire che il digiuno quaresimale ha sempre una dinamica eucaristica: ciò di cui mi privo si trasforma in “pane condiviso”.

La rinuncia apre la mano, e la mano aperta costruisce una fraternità concreta: una visita, un pasto, una bolletta pagata per l’altro, una parola che consola…

Digiuno come silenzio
Nella nostra epoca il digiuno può assumere forme nuove: limitare l’uso di smartphone e social, ridurre le ‘notifiche’, scegliere ore “sobrie”, cioè senza l’ubriacatura dello schermo. Tutto questo, non per demonizzare la tecnologia, ma per recuperare attenzione e presenza.
Con scelte anche molto semplici:

  • un’ora al giorno senza telefono, dedicata alla Lectio divina o alla meditazione
  • un giorno a settimana senza social: più volti reali, meno scroll.
  • In famiglia: tavola senza ‘schermi’… la condivisione: parlare, pregare, ascoltare.

Digiuno come preparazione della Festa: il volto gioioso del digiuno.
Il digiuno prepara la Festa. La Quaresima non è malinconia, ma attesa ricolma di speranza. Ecco perché Gesù chiede che non si noti la tristezza sul volto di chi digiuna (Mt 6,16-18); e Paolo invita a vivere con “gioia nella speranza” (Rm 12,12).

Il digiuno quaresimale ci educa alla “sobrietà festosa”; è una scuola di libertà che – servendosi della rinuncia spontaneamente scelta – ci conduce appunto alla gratuità e alla gioia; è l’arte di fare spazio: ciò di cui mi privo, di cui digiuno… ciò che tolgo… produce spazio per altro… crea spazio per accogliere Vita nuova. È il miracolo della Pasqua!

Servivano il Signore e digiunavano… (At 13,2-3)

Prendiamo a modello la Chiesa delle origini. E pratichiamo il digiuno, scegliendone modalità e strumenti di facile accesso.
A livello personale:

  • un piccolo impegno quaresimale che leghi tra loro i tre tradizionali pilastri preghiera–digiuno–carità (es. ogni venerdì: adorazione, pasto semplice, sostegno a una famiglia)
  • il digiuno del giudizio: rinunciare a mormorazione e critiche; scegliere una parola di benedizione al giorno (Ef 4,29)

Come famiglia:

  • il “patto del silenzio” (anche se limitato, magari, a soli 15 minuti quotidiani)… un’opera di carità settimanale, fatta insieme… una rinuncia ‘digitale’ concordata… la creazione di un “fondo-quaresima” in comune, per sostenere le urgenze di fratelli bisognosi, come affitti, farmaci, alimentari…

Con queste minuscole “briciole” di rinuncia-prossimità, alla fine del tempo quaresimale ci troveremo ad aver vissuto il digiuno come arte dell’amore… come vigilia della Festa.

E sarà una autentica Pasqua di luce!

Michele D’Eliseo

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