Da mesi in Messico la crisi sanitaria è diventata emergenza sociale, soprattutto per i più fragili. Pur nelle difficoltà, non sono mancati gesti di amore verso i poveri e il conforto nella fede

«Il Messico è il peggior paese in cui vivere in tempi di Covid-19»: è il titolo che diverse testate giornalistiche messicane hanno scelto per rendere noti i dati raccolti dall’agenzia di stampa internazionale Bloomberg, che ha analizzato 53 Stati per elaborare una classifica sulla resilienza al Covid-19. Le misure sanitarie e le limitazioni alla mobilità adottate in Messico non hanno prodotto alcun impatto significativo sul contenimento del virus, che sta registrando un tasso di positività mensile del 62,3% e un tasso di decessi pari all’8,6% tra le persone contagiate, per un totale di circa 300.000 morti in più rispetto agli anni scorsi, pari a un incremento del 70% dei decessi che si era soliti registrare.
La povertà sistemica e le disuguaglianze non sono mai mancate e, ora che sono state ulteriormente aggravate, costituiscono un freno all’adozione di misure più severe per il contenimento del virus. Lo smart working, il rispetto delle misure sanitarie e di isolamento, la distanza sociale e persino l’acquisto di prodotti di protezione non è praticabile per gran parte della società messicana, dove circa 6 lavoratori su 10 sono informali.
La Comunità di Texcoco, fin dall’inizio della pandemia, ha fatto del suo meglio per donare aiuti e sollievo alla popolazione: da marzo ad oggi, sono quasi 3.000 i pacchi-viveri distribuiti a oltre 500 famiglie bisognose. La raccolta, l’acquisto e la distribuzione di generi alimentari e di prima necessità sono state possibili grazie alla mobilitazione e generosità locali, ma anche alla solidarietà dimostrata da tanti sostenitori italiani nei mesi scorsi. Le raccolte di cibo, a livello locale, non sono cessate, e nemmeno lo spirito di condivisione, che continuano a sorprendere.
Cercare conforto nella fede
Le attività pastorali della Comunità proseguono nei limiti del possibile: nel rispetto delle disposizioni governative, il numero delle S. Messe che vengono celebrate nelle 5 cappelle della parrocchia è stato ridotto e, con esso, il numero di fedeli che possono presenziare alle celebrazioni, diminuito del 30% per garantire il distanziamento. Ciononostante, il bisogno di nutrire la propria spiritualità e cercare conforto nella fede non è venuto meno: i missionari trascorrono ore delle loro giornate nel giardino del centro missionario per ascoltare chi ha bisogno di parlare o di confrontarsi, per incontrare chi ha necessità di accostarsi al sacramento della Riconciliazione e ricevere una parola di amicizia, un gesto di vicinanza.
Un’altra iniziativa che finora è stata ben accolta da oltre 80 partecipanti è quella di un laboratorio-corso sul tema del perdono, della durata di quattro weekend (coincidenti con le 4 settimane di Avvento). La buona partecipazione che si sta registrando è, probabilmente, espressione del bisogno di approfondire un tema di cui, in questo periodo di tensione e incertezza, sempre più famiglie stanno facendo esperienza.
In questi giorni la Comunità accompagna i parrocchiani nella recita della novena in preparazione del 12 dicembre, giorno in cui ricorre la festa della Beata Maria Vergine di Guadalupe. Il popolo messicano, tanto devoto alla Vergine, dovrà rispettare le restrizioni straordinarie di chiusura della Basilica (dal 10 al 13 dicembre) che ne ospita la famosa immagine e che è segno del luogo in cui avvennero le apparizioni a Juan Diego nel 1531.
Anche le attività sociali e di promozione umana della Comunità stanno subendo un lungo periodo di arresto a causa della sospensione delle attività educative e formative. Unica eccezione è il centro dentistico S. Lorenzo che, nonostante la chiusura nei mesi aprile-luglio e l’adozione di misure di sicurezza – tra cui la riduzione del numero di pazienti da visitare nell’arco di una giornata –, continua a garantire le sue attività ordinarie di cura e assistenza.
Un dono per il Messico
«Il Messico è il peggior paese in cui vivere in tempi di Covid-19». Volendo non restare indifferenti a questa triste verità, bensì desiderosi di alimentare la solidarietà, soprattutto in questo tempo di cammino verso il Natale, vi invitiamo a partecipare all’iniziativa “Un dono per il Messico”, un gesto di solidarietà verso centinaia di bambini, donne e uomini che, come noi, si trovano «sulla stessa barca, fragili e disorientati», usando le parole pronunciate a marzo da papa Francesco.
Facendo tesoro dell’esortazione del Santo Padre, siamo allo «stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme», specialmente al fianco dei più piccoli e poveri.












