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I doni della missione

I cuori ardenti e i piedi in cammino dei missionari in Etiopia, alle frontiere della primissima evangelizzazione

In occasione della Giornata missionaria mondiale, Papa Francesco prende in prestito queste immagini dal racconto dei discepoli di Emmaus (Lc 24) per descrivere due caratteristiche dei discepoli. Pensa a tutti noi, a tutti i discepoli di Gesù, nessuno escluso, e intende scomodare i più abitudinari o i più annoiati, anche tra i missionari.
Luca ha scritto questa pagina per coloro che sono diventati cristiani dopo le apparizioni di Gesù Risorto, cioè per coloro che non hanno visto Gesù di persona, e tra questi anche noi. Il messaggio è chiaro: non morite d’invidia, anche voi potete incontrarlo nella Parola condivisa, nel Pane spezzato e nell’esperienza comunitaria.
È l’esperienza comunitaria tra Pane e Parola che fa ardere i cuori e “smuove” i piedi, orientandoli verso gli altri! Luca lo lascia intendere chiaramente: senza cuori ardenti i piedi non si mettono in cammino per il Vangelo.


È quello che stiamo sperimentando dal 2019 qui in Etiopia. Operiamo nella Prefettura Apostolica di Robe, dove oltre il 97% della popolazione professa l’Islam. Con padre Serge e Teresa, siamo una piccola fraternità e, insieme, cerchiamo il Signore nella Parola e nel Pane. Ma non è sufficiente! Alle frontiere della primissima evangelizzazione, il mandato missionario ci spinge decisamente a stare più fuori che dentro.
Ebbene, fuori dalla comunità cristiana, dove trascorriamo la maggior parte del nostro tempo, è possibile incontrare il Signore perché il cuore arda a una temperatura sufficiente e i piedi camminino per portare il Vangelo della vicinanza e della carità ai non cristiani?


In questi primi anni a Robe, in un contesto missionario insolito e avendo tutto da imparare, abbiamo davvero incontrato il Signore in gesti e fatti, tutti aventi a che fare con… non cristiani. Quelli che forse non aderiranno mai alla fede in Gesù. San Giustino (II sec. d.C.) parlava dei “semi del Verbo” o dei segni della Presenza del Signore che lo Spirito seminava nelle culture più diverse e nei cuori di tutti, anche di coloro che ignoravano Cristo. Ritrovare i valori del Vangelo nella rettitudine e nella sensibilità alla sofferenza altrui non fa forse ardere il cuore? Vorrei provare a rispondere con tre “scintille” che qui a Robe fanno ardere il nostro cuore.

La scintilla dei ministri del Regno

Con comunità cristiane piccole, non è affatto facile riuscire a trovare persone che ti diano una mano, specie con una certa continuità, nell’impegno di essere vicini alle povertà. Abbiamo però sperimentato che Dio suscita i “figli della pace” (sono le persone più recettive che gli apostoli troveranno sulle vie della missione in Lc 10). Li ispira per momenti circoscritti e noi li chiamiamo “ministri del Regno”. Sono i volontari di un momento che, indipendentemente dalla loro fede, Dio ti mette accanto per darti una mano in uno slancio di carità durante un momento di impasse.
Seguivamo da tempo una ragazza che viveva in strada e aveva perso il senno e la parola, ma non riuscivamo a cogliere come aiutarla. Poi invece abbiamo scoperto che Samira, una donna musulmana che conosciamo da tempo, ogni mattina le offriva la colazione. Samira ha lasciato un’intera giornata il suo banchetto di vestiti e ci ha accompagnati per adempiere a tutte le formalità per accogliere la ragazza presso la struttura delle Suore di Madre Teresa.

La scintilla della convivialità

Leggendo Lc 24, oserei pensare che Gesù, spiegando Mosè e i Profeti, l’abbia tirata un po’ per le lunghe. Sarà che voleva arrivare all’ora di cena e obbligare i due discepoli a invitarlo a mangiare? La convivialità della tavola, non solo Eucaristica, ma del pane che si condivide e crea familiarità è un’esperienza molto importante qui a Robe. Il Signore stesso dedicava tanto tempo a incontrare le persone che gli aprivano la casa e la “credenza del pane”.
Un giorno siamo andati a trovare la moglie di Jarra, che due anni fa fu costretto ad arruolarsi per combattere la guerra in Tigray, lasciando moglie e sei fi gli. Le abbiamo fatto visita per incoraggiarla e darle un piccolo contributo per vivere e lei ci ha accolto con una gentilezza fuori dal comune: offrendoci una coperta per proteggerci dal freddo (la sua casa è a 3.000 metri di altitudine) e ha chiesto una vecchia televisione alla vicina perché ingannassimo l’attesa del cibo che preparava per noi.

La scintilla del “primo soccorso”

Vi è poi la favilla più incredibile, quella che ti lascia il cuore ardente e a bocca aperta: accade quando i non cristiani ti spiegano, con altre parole, la Parola del Signore.
A 7 ore di macchina da Robe, nell’East Bale, vi è una vasta area priva della presenza della Chiesa cattolica e, da alcuni anni, interessata da carestia e siccità. Da poco più di un anno, ci rechiamo spesso in quella zona per capire come farci presenti dinanzi a tali drammi. Nel corso della visita a un villaggio, al momento di salutarci, un signore ha preso la parola dicendo: “Normalmente si ha paura di avvicinarsi alle persone in difficoltà. In questi anni di siccità abbiamo visto tantissime macchine sfrecciare sulla strada principale, senza che mai nessuno entrasse nel villaggio. Sembrava che, vedendolo, facessero come per accelerare. Voi invece vi siete fermati per ascoltarci. Avvicinarsi è il primo soccorso che si possa offrire a chi è nel bisogno”.

Fummo affascinati dalla profondità con cui quell’uomo, di religione musulmana, ha parlato. Con altre parole, ci aveva restituito la parabola cristiana del Buon Samaritano (sempre in Lc 10), che al contrario di due uomini che girano la faccia dall’altra parte, alla vista del malcapitato sulla strada di Gerico, si fa vicino e versa sulle ferite olio e vino.


Ecco, nel contesto impegnativo della Prefettura Apostolica di Robe e dintorni, l’esperienza del cuore che arde ci rimette continuamente in discussione e in cammino.
Papa Francesco scrive nel suo messaggio: «Un cuore freddo potrà mai far ardere quello degli altri?». Fortunatamente il Signore Gesù trova mille modi per accostarti nel cammino e riaccendere la passione per Lui e il Vangelo… come sulla strada di Emmaus.

padre Emanuele Ciccia

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