Sostenere la vita durante l’emergenza

In una situazione di grave rischio sanitario per il Mozambico, stiamo realizzando a Maputo un progetto di sensibilizzazione e prevenzione che prevede la distribuzione gratuita di mascherine e detergenti 

L’emergenza legata alla pandemia da Covid-19, meno diffusa nella prima ondata, è fuori controllo in Mozambico. Oggi a preoccupare è la variante sudafricana, molto più aggressiva.  

Il numero dei casi aumenta giorno per giorno. Il sistema sanitario è già al collasso. Il presidente ha di recente indetto il coprifuoco per la città di Maputo e la regione circostante.  

La situazione chiede attenzione e aiuto su tre fronti principali:  

  • La sensibilizzazione, per la quale è fondamentale una corretta formazione e informazione, veicolate con un linguaggio accessibile anche alle fasce sociali meno istruite. 
  • La distribuzione di aiuti alimentari, soprattutto alle famiglie numerose, ai disoccupati, ai malati cronici e alle persone senza fissa dimora. 
  • La distribuzione e l’educazione al corretto uso di mascherine, urgente principalmente tra le fasce sociali più a rischio. Tra questi, i venditori ambulanti, ragazzi di strada, abitanti delle bidonville, detenuti). 

Per andare incontro a questi bisogni, la Comunità di Maputo ha messo in atto un progetto, finanziato da Comivis, che prevede la sensibilizzazione e la distribuzione di mascherine e detergenti. Ne sono beneficiari 3.000 detenuti del carcere centrale di Maputo e a 500 persone di tre villaggi poveri della provincia di Maputo. 

Continua in questo modo la solidarietà della comunità con il mondo carcerario. Durante la prima fase dell’emergenza lo scorso anno, infatti, nel laboratorio di cucito della Casa della Misericordia, sono state confezionate 2.000 mascherine, distribuite alle fasce più fragili della popolazione. 

La Casa da Misericordia è un centro per il recupero e la reintegrazione sociale di ex detenuti, con particolare attenzione ai più giovani.

La struttura nasce per offrire uno spazio di formazione umana integrale a persone che hanno trascorso un tempo più o meno lungo in carcere e che manifestano il desiderio di essere aiutate a una nuova socializzazione.  

Ecco la testimonianza di p. Antonio Perretta, responsabile del progetto: 

La Casa della misericordia mi piace definirla come un “sogno di Dio” per giovani che sono ritenuti perduti. Convivere ogni giorno con questi giovani “in ricostruzione” mi fa capire quanto è grande l’amore di Dio.

In questa “fabbrica delle seconde opportunità” assisto quotidianamente alla lotta tra il bene e il male e al miracolo della vita nuova che fiorisce dalle pietre di storie difficili. Vedo l’amore di Dio Trinità nel saluto fraterno che i giovani imparano a darsi, nel rispetto che si sforzano di vivere.

Scorgo l’Amore Provvidente del Padre che nutre infaticabilmente i suoi figli e li rende strumento di amore per gli altri.

Leggo l’azione missionaria della Chiesa nell’annunciare l’Allegria del Vangelo del perdono e della misericordia anche a chi ha sbagliato.  

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